lunedì 7 giugno 2010

«Sono molto stanco ma "sommessamente" felice...»


Diario scritto per metà e tramandato per intero del professore Emilio Paga

Capitolo 1

L’anno scolastico è finalmente finito.
«Sono molto stanco ma sommessamente felice…», dissi ai colleghi durante l’ultimo ferocissimo Collegio Docenti.
«Voi come vi sentite?», aggiunsi latentemente.
In risposta ottenni il lancio di una gigantesca molotov da 12 litri che incendiò l’Aula Magna dell’Istituto, provocando il decesso istantaneo di tutto il Dipartimento di Lingue.
Ma diciamolo, nonostante tutto quest’anno scolastico è andato catastroficamente bene:

·       1.002.999 diplomi venduti
·       608 estorsioni nei corsi di recupero
·       15 assalti batteriologici alle bidellerie
·       soltanto 12.000 colleghi dispersi in gita

Un successone grandioso, se si esclude l’unico minuscolo neo della recente Manovra del Ministro dell’Usura: blocco del turn over per 300 anni, scatti contrattuali ogni 10 minuti (meno euro 20 cadauno) e tragicomico taglio del 98% dello stipendio lordo.
Di fatto, un apocalittico indebitamento a vita.
Sono anche abbastanza pienamente soddisfatto della mobilitazione nazionale sul fronte scioperi: se includiamo i fucilati sui gradini dell’agghiacciante Ufficio Scolastico Provinciale, all’ultima manifestazione eravamo addirittura in 21!

Ci sono stati anche momenti molto divertenti e importanti, come il recente incontro del 2 Giugno con l’ultimo collega di ruolo ancora vivo. 
Il professor Calogero Pigna ha 220 anni ed è custodito in una teca di vetro antiproiettile nel Liceo Classico “Totò Riina” di Casale Monferrato.
Gli alunni - commossissimi nel vederlo in anteprima - gli hanno dedicato una struggente poesia. Qualcuno di loro gli ha anche baciato l’unico piede sensibile (sbadatamente lasciato fuori dalla teca).
Quel giorno sono stato molto felice e orgoglioso della mia alunna Emma, che ha domannato incoscientemente alle guardie svizzere del Liceo di intonare un canto sociale per la scuola pubblica.
Arrestata e condotta nell’Aula Punizioni insieme ad un centinaio di sue compagne del nostro Liceo “Gige D’Alessio”, Emma si è persa la radiosa e del tutto inaspettata visita dell’Iper direttor sado-scolastico monsignor Marçel Dìvina, che per l’occasione era accompagnato da uno stuolo di ricercatori universitari ridotti in schiavitù neotestamentaria.
«Pace e amore a tutti», pronunciò, mentre tutti noi ci inginocchiamo nell’ampia sala in totale e taciturna riverenza.  
Monsignor Dìvina era abbastanza spossato e indebolito. Aveva subìto l’ennesimo trapianto integrale di pelle ed era incinto al 13° mese di quattro mastodontici gemelli monozigoti, già nominati dirigenti a tempo indeterminato e fruitori di un assegno vitalizio per invalidità certificata al 110%.
L’evento inaspettato mi produsse grande emozione e un pizzico d’ansia, così presi coraggio e rivolgendomi al monsignore gli domandai:
«Sommo direttore, avremo mai noi… un contratto a tempo indeterminato?»
Esso ruotò il collo (che stava quasi per svitarsi) producendo un rumore metallico che fece tremare la teca, spaccandola.
Fissò il vuoto quindi i miei occhi (anche se era strabico a 176 gradi) e mi chiese: «Professore, lei come si chiama?».
«Mi chiamo Emilio Paga, servo a tempo pieno con contratto capestro», risposi, facendo un inchino con crack protortopedico al ginocchio sinistro.
«E che materia insegna?»
«Lingua Morta – dissi – ovvero Italiano…»
«Carissimi professori… - cominciò Dìvina – vedete qui il vostro eroico e giovanissimo collega Callogero Vigna…»
«Calogero Pigna», osò il moribondo da dietro il cristallo crepato.
«Vigna, appunto. Così giovane e già di ruolo, dopo pochi decenni di gavetta… Bisogna saper aspettare. O prima o poi, tutti voi sarete di ruolo. Ve lo prometto e ve lo giuro sulle VOSTRE teste…»
Una gemito raccapricciante e poi un epico boato di ossa stritolate squarciò in due l’atmosfera: la collega di Storia dell’Arte implose per un fulmineo collasso neuro-circolatorio a 112 anni, dopo solo 77,5 anni di entusiasmante precariato.
La ramazzarono via con una spazzola in saggina, unitamente al cristallo frantumato.

«E i tagli? – osai continuare – Monsignor direttore, possiamo sperare in una riduzione dei tagli al personale?»
«Quali tagli? – rispose sorridendo – tutti sanno che per avere buoni frutti un albero va sapientemente potato…»
«GIUSTO! Parole Sante!», urlò il collega Piacioni, che per arrotondare lavorava (in nero) come giardiniere nella villa di un noto caporale schiavista nonché assessore all’agricoltura.
Benedicendoci, Dìvina fece distribuire bavagli in tinta unita, copia della Costituzione scritta con inchiostro lavabile e barattoli di psicofarmaci scaduti.
A me, con graditissima sorpresa, mi omaggiò personalmente di un formidabile cappio da impiccagione abbastanza nuovo (di secondo collo), che entusiasticamente provai con la mia compagna la domenica mattina, dopo l’acqua e il pane duro della colazione.

Quella fu una giornata epicamente memorabile.
All’uscita io e tutti i colleghi tornammo a casa in bicicletta, seguendo la scia dei gas tossici delle Audi A8 dei nostri alunni...


tratto da:
Diario scritto per metà e tramandato per intero del professore Emilio Paga


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