Comunicato Cobas Scuola:
La Ministra Gelmini ha annunciato 16.500 immissioni in ruolo dal prossimo 1 settembre 2010, di cui 10.000 per i docenti e 6500 per il personale ATA. Manca ancora l’autorizzazione all’assunzione del ministro dell’economia Tremonti ed il relativo decreto.Una goccia nel mare della precarietà: solo 10.000 (di cui il 50% sul sostegno) assunzioni tra i docenti a fronte di 247.000 docenti presenti nelle graduatorie ad esaurimento; solo 6.500 assunzioni tra il personale ausiliario, tecnico e amministrativo quando i precari ATA rappresentano circa il 40% dell’organico.E la distribuzione di questa miseria sarà fortemente condizionata dai pesanti tagli degliorganici (oltre 40.000 tra docenti ed ATA) e dalla loro distribuzione geografica: le assunzioni più numerose saranno effettuate al Nord e nelle regioni in cui i tagli sono stati inferiori, mentre al Sud e alle altre regioni, che hanno subito i tagli più pesanti e che presentano il numero più alto di esuberi e soprannumerari, toccheranno le briciole. E questo fondamentalmente perché conviene utilizzare i precari, in quanto retribuiti ben il 30% in meno del personale stabile, tra stipendi estivi inesistenti e scatti di anzianità di cui i precari non godono.
Per rendersi conto dell'esiguità del numero delle cattedre messe a disposizione quest'anno, basta citare qualche numero. In provincia di Napoli e in quel di Palermo, dove sono in lista d'attesa rispettivamente quasi 9 mila e 4.430 maestri di scuola elementare, non ci saranno assunzioni. E' la prima volta che si verifica una situazione simile. In provincia di Milano, dove gli iscritti sono 3.836, le assunzioni saranno 119. La parte del leone, la faranno i docenti della scuola media, con 1.740 assunzioni a tempo indeterminato, e quelli della scuola dell'infanzia, con 1.680 posti. Il superiore, che dal prossimo anno entra nell'era Gelmini, assumerà 724 prof.
In provincia di Roma, tanto per citare le province più grosse, saranno appena 69 i neoassunti e a Napoli appena 44. Nel 2007, quando il governo Prodi autorizzò l'assunzione di 50 mila insegnanti, a Napoli vennero designati 825 prof della scuola superiore e a Roma 733. E una parte del fronte sindacale protesta. "Pur rappresentando un punto d'avanzamento", commenta Mimmo Pantaleo della Flc Cgil, il numero di assunzioni "è del tutto insufficiente rispetto ai posti vacanti disponibili ed è una parziale soluzione rispetto ai tantissimi precari che attendono da anni di essere stabilizzati".
Rino Di Meglio (Gilda):
In provincia di Roma, tanto per citare le province più grosse, saranno appena 69 i neoassunti e a Napoli appena 44. Nel 2007, quando il governo Prodi autorizzò l'assunzione di 50 mila insegnanti, a Napoli vennero designati 825 prof della scuola superiore e a Roma 733. E una parte del fronte sindacale protesta. "Pur rappresentando un punto d'avanzamento", commenta Mimmo Pantaleo della Flc Cgil, il numero di assunzioni "è del tutto insufficiente rispetto ai posti vacanti disponibili ed è una parziale soluzione rispetto ai tantissimi precari che attendono da anni di essere stabilizzati".
Rino Di Meglio (Gilda):
"Diecimila assunzioni rappresentano un risultato molto esiguo a fronte di 130 mila precari. Dalle nostre proiezioni risulta che, nonostante i tagli feroci operati dal Governo, i precari sono ancora numerosissimi: calcolando sia i supplenti che hanno ricoperto l'incarico per tutto l'anno, sia quelli che hanno prestato servizio fino al termine dell'anno scolastico, i precari sono 130 mila, cioe' uno ogni sei insegnanti. Oltre a cio' bisogna considerare che i posti concessi non rappresentano neanche il 50% dei pensionamenti. In questo modo, si continua ad accentuare una politica di precarizzazione del personale scolastico che nuoce alla qualità dell'insegnamento, incidendo negativamente sulla continuita' didattica. A pagare non sono tutti i cittadini, ma soltanto i dipendenti pubblici e, in particolar modo, gli insegnanti. Percio' ci auguriamo che i risparmi vengano utilizzati per restituire le progressioni di anzianità, prestando attenzione soprattutto ai neo immessi in ruolo e ai docenti che altrimenti, andando in pensione nei prossimi tre anni, rischiano di subire una perdita economica permanente.Non riteniamoche un sistema serio di valutazione possa essere individuato in modo sbrigativo e senza risorse. Siamo disponibili a discutere, purche' ci si occupi di migliorare la qualita' dell'insegnamento e non si premino proiettifici e attivita' burocratiche.
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