venerdì 30 aprile 2010

Lettera alla Gelmini contro i tagli del Presidente del Consiglio Provinciale di Trapani

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Il Presidente del Consiglio Provinciale di Trapani, Peppe Poma, ha scritto oggi al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini per protestare contro i nuovi annunciati tagli nella scuola che nella nostra provincia causerebbero la perdita di ulteriori circa 300 posti di lavoro nonché lo svilimento della qualità dell’offerta formativa, la mancanza del rispetto della sicurezza e della legalità ed il venir meno della garanzia di tutela dei diritti di tutti gli studenti. Questo comunque il testo della nota che il Presidente Poma ha trasmesso anche al Presidente della Regione, ai tre Parlamentari nazionali della nostra provincia (d’Alì, Papania, Cristaldi), ai Dirigenti degli Uffici Scolastici regionale e provinciale ed al Prefetto di Trapani:
Onorevole Ministro,
alla vigilia dell’avvio dell’anno scolastico 2009/2010 la scuola della provincia di Trapani, territorio che peraltro continua a scontare altri gravissimi e molteplici handicap socio-economici conseguenza della sua atavica marginalità geo-politica, è stata traumaticamente privata di circa 900 complessivi posti di lavoro fra insegnanti precari e personale ATA; dal prossimo anno (2010/2011), secondo i dati resi noti dagli Uffici Scolastici Provinciale e Regionale, vi saranno ulteriori tagli per quasi 300 posti di lavoro in meno fra scuola primaria (115), media (45) e secondaria (132)! In termini percentuali, il 3% in meno del totale complessivo..
E’ sufficiente questa sinteticissima rappresentazione numerica per evidenziare questa sorta di “tsunami” che ha già cominciato a danneggiare gravemente e che rischia di travolgere la scuola trapanese sotto i colpi incalzanti di una vera e propria mannaia che taglia simultaneamente posti di lavoro, programmi educativi e progetti di vita senza indicare (e questo, se possibile, è un fatto ancora più drammatico) alcun possibile percorso alternativo, alcun possibile sbocco seppur proiettato nel futuro.
Torno pertanto a rivolgerLe, con forza, a nome di tutti gruppi politici che compongono il Consiglio Provinciale di Trapani, le richieste già contenute nei diversi appelli fatti dallo scrivente alla S.V. a partire dal 1° settembre del 2009 e fino al 15 gennaio di quest’anno, nonché con l’apposito ordine del giorno, che il Consiglio Provinciale di Trapani ha unanimemente approvato lo scorso 7 settembre, in cui si chiedeva, fra l’altro, che venisse scongiurato un taglio così drastico agli organici e la conseguente diminuzione della qualità del servizio scolastico.
Voglio ricordarLe, a questo proposito, che l’emergere dell’economia basata sulla conoscenza (knowledge economy) indica che il capitale umano è la chiave della competitività. È necessario, pertanto, garantire la migliore qualità dell’offerta formativa, rispondendo così ai bisogni degli individui, del mondo del lavoro e della società. Al contrario, la politica dei tagli alla scuola pubblica e ai suoi organici mette in seria discussione la qualità stessa dell’offerta formativa.
La scuola necessita di investimenti e di riqualificazione della spesa e non di tagli indiscriminati, del compimento del processo di pieno riconoscimento dell’ autonomia e di una reale valorizzazione dell’offerta formativa, della crescita di competenze didattico-pedagogiche, nella logica più inclusiva in cui non si impara solo a leggere e scrivere ma anche a essere cittadini consapevoli, dotati di un alto bagaglio culturale e di conoscenza, costruendo l’essenziale esperienza della convivenza democratica, di integrazione, di legalità, di attuazione della giustizia sociale e delle pari opportunità.
Un serio processo di riforma non può prescindere dal ricomporre la distanza e riannodare il legame tra scuola e famiglia, tra scuola e società, attraverso un pieno coinvolgimento partecipativo delle istituzioni, del mondo della scuola, dei docenti, degli studenti, delle famiglie, degli enti locali: l’esatto opposto cioè del varo di decreti-legge che vibrano fendenti che rischiano di ferire mortalmente non solo l’occupazione all’interno della nostra scuola ma anche l’economia e la crescita socio-culturale della nostra comunità.
I nuovi provvedimenti pongono inoltre la pressante questione del rispetto della legalità. Non c’è garanzia, infatti, che vengano osservate in maniera precisa e puntuale le normative sulla sicurezza attualmente in vigore al fine di assicurare la funzionalità del sistema scolastico territoriale attraverso l’applicazione puntuale delle norme in materia di edilizia scolastica e, nelle more di un eventuale adeguamento dell’edilizia scolastica provinciale rispetto agli standard stabiliti dalla normativa vigente, appare indispensabile una deroga ai criteri previsti sull’attribuzione delle dotazioni organiche dei docenti e del personale ATA alle scuole della provincia di Trapani. Ugualmente indispensabile, infine, la tutela degli studenti diversamente abili, la cui frequenza scolastica è messa a repentaglio dall’insufficienza del servizio diretta conseguenza proprio dei tagli operati.
Pertanto, faccio ancora una volta appello alla sensibilità istituzionale della S.V. affinché voglia accogliere le richieste che provengono dal Consiglio Provinciale di Trapani, dai partiti politici, dalle organizzazioni sindacali, dalle associazioni dei genitori, dagli studenti, dalle famiglie e, soprattutto, da tutti i dipendenti scolastici e dai docenti di questa provincia che da troppo tempo ormai lottano letteralmente per la sopravvivenza.
Inoltre, La invito nuovamente a volere personalmente effettuare una visita presso le scuole della nostra provincia e ad incontrare il personale: docente e non. Avrà così piena contezza di quanta differenza corre tra la riduzione degli organici operata da dietro una scrivania e la realtà con cui gli operatori della scuola e gli studenti trapanesi si confrontano ogni giorno.
Confidando in un positivo riscontro, anche da parte degli Onorevoli Parlamentari Nazionali che leggono per conoscenza e di cui si chiede la necessaria importante collaborazione per quanto potranno e vorranno sicuramente fare, porgo i più deferenti ossequi ringraziando per la cortese attenzione.

Giuseppe Poma

Gelmini: le scuole sceglieranno gli insegnanti.

"Trovo insopportabile, come la gran parte dei genitori - afferma la neomamma Mariastella Gelmini in un'intervista al settimanale Io donna - il turnover degli insegnanti. Bisogna avvicinare il luogo di lavoro al luogo di residenza". Quindi "se un insegnante di Palermo vorrà lavorare in Lombardia potrà farlo, a patto di garantire almeno due anni di residenza".

In precedenza, per la verità, si era parlato di cinque anni (e tre nella stessa scuola). Il ministro dell'Istruzione, quindi, ridimensiona un po' l'orientamento del governo sulle graduatorie regionali dei docenti. Ma alza il tiro sul reclutamento: "Gli insegnanti saranno reclutati su chiamata diretta da parte delle scuole in base al merito: chi fa bene guadagna di più, chi sbaglia paga. Ognuno è artefice del proprio destino", mentre il sindacato, che finora vi si è sempre opposto, "sarà destinato ad avere un ruolo sempre meno dominante".

Gli incentivi agli insegnanti, derivanti dai risparmi fissati dalla Finanziaria (tre miliardi, da spendere in tre anni, precisa il ministro), saranno assegnati "non a pioggia, ma sulla base di esperienza e curriculum". D'altra parte, osserva Gelmini, "secondo un sondaggio della fondazione Agnelli sono gli stessi insegnanti che vogliono essere valutati".

Le anticipazioni dell'intervista del ministro, diffuse dalle agenzie, non sono piaciute per nulla al segretario della Cisl scuola Francesco Scrima. "Invece di attardarsi su un presunto strapotere sindacale" polemizza il sindacalista, "il ministro si impegni davvero in un confronto serio e approfondito sui problemi della scuola e del suo personale; si preoccupi, inoltre, di contrastare con più efficacia l'invadenza e lo strapotere, questo sì davvero evidente, del ministro dell'Economia, onorando gli impegni, da tempo annunciati, per quanto riguarda le assunzioni del personale docente ed ATA".

(Apcom) - Un duro giudizio è stato espresso oggi dal segretario generale Cisl Scuola, Francesco Scrima, a proposito dell'intervista rilasciata dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, al settimanale 'Io donna' nella quale il responsabile del Miur conferma la volontà di voler "avvicinare il luogo di lavoro al luogo di residenza" e di avviare un sistema che favorisca il reclutamento degli insegnanti "su chiamata diretta da parte delle scuole in base al merito": secondo Scrima "ancora una volta si pretende di concentrare nel breve spazio di un'intervista una mole enormi di questioni che finiscono, così, inevitabilmente, per essere poste in modo superficiale, ridotte a slogan o battute". "Il ministro Gelmini - continua Scrima - riesce a parlare in poche righe di reclutamento, qualità, merito, mobilità dei docenti. Su questo ultimo tema, peraltro, propone norme (come l'obbligo di permanenza nella sede di prima assunzione) già in vigore da anni e addirittura più rigorose". Il leader del sindacato confederale chiede quindi al ministro di evitare di "attardarsi su un presunto strapotere sindacale" (Gelmini ha detto che il sindacato, sino ad oggi ostile alle novità in fatto di reclutamento e mobilità "sarà destinato ad avere un ruolo sempre meno dominante"): il responsabile del Miur si impegni, piuttosto, "davvero - continua il segretario Cisl Scuola - in un confronto serio e approfondito sui problemi della scuola e del suo personale; si preoccupi, inoltre, di contrastare con più efficacia l'invadenza e lo strapotere, questo sì davvero evidente, del ministro dell'Economia, onorando gli impegni - da tempo annunciati - per quanto riguarda le assunzioni del personale docente ed Ata". A proposito di questa ultima necessità, aspicata dal sindacato, il ministero dell'Istruzione ha comunque oggi fatto sapere che intende chiedere al Tesoro l'assunzione a tempo indeterminato di circa 25.000 supplenti: 19.000 docenti e 6.000 appartenenti al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario.
fonti:

19.000 docenti in ruolo?



Roma, 30 apr. (Apcom)

Il Miur sta vagliando la possibilità, attraverso adeguate verifiche presso il ministero dell'Economia e delle Finanze, di assumere circa 25.000 precari della scuola, in larga parte docenti: a riferirlo è oggi il sindacato Flc-Cgil, una cui delegazione è stata oggi ricevuta dai dirigenti del dicastero di viale Trastevere al termine della due giorni di sit-in organizzata dallo stesso sindacato.
La richiesta dei ministero dell'Istruzione nei confronti del Mef si concretizzerà nei prossimi giorni: "L'amministrazione si è impegnata - ha spiegato in una nota la Flc-Cgil - per quanto riguarda il personale docente a tempo determinato a chiedere l'autorizzazione al ministero del Tesoro per l'immissione in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili (11/14 mila posti comuni e 5.000 posti sul sostegno)".
Oltre al personale insegnante, il Miur si impegnerà per chiedere anche l'assunzione a titolo definitivo di altri 6.000 posti riservati al personale non docente (amministrativi, tecnici ed ausiliari): un numero, quest'ultimo, che a fronte di almeno 60.000 posti liberi, il sindacato di vial Leopoldo Serra reputa "assolutamente insufficiente".
La Flc-Cgil pur ritenendo "molto importante l'impegno assunto sulle immissioni in ruolo, " ha ribadito la necessità di definire un piano pluriennale di stabilizzazioni per il personale precario e il ritiro dei tagli.
Il nostro impegno proseguirà nelle prossime settimane - annuncia la nota sindacale - con l'assemblea nazionale del 15 maggio dei precari scuola, università e ricerca, l'iniziativa nazionale sulle risorse del 28 maggio e con ulteriori attività di forte mobilitazione nazionali e territoriali".
vignetta tratta da:

Marco Belpoliti: Scuola, «Ite missa est».

di Marco Belpoliti

La qualità costa.

Lo sanno i produttori di automobili come quelli di vino, i centri di ricerca sul cancro come le scuole. Il preside Antonio Panaccione del liceo Keplero di Roma ha scritto al ministro Gelmini per rappresentarle una verità elementare: per avere dei buoni risultati bisogna investire tempo e denaro.

La scuola non è un’azienda, ma qualcosa di più complesso; se le si tolgono investimenti, i risultati non arrivano.

Panaccione lo spiega cifre alla mano: un tempo riceveva dallo Stato 600 mila euro l’anno, ora gliene arrivano 130 mila. Non c’è un euro per i corsi di recupero di cui avranno bisogno la metà dei suoi studenti. Che fare? Dice il preside: o tutti bocciati o tutti promossi.

La riforma Gelmini appare perciò come una controriforma: a diminuire, e in prospettiva a perdere, là dove invece in tutti i Paesi del mondo industrializzato, in Europa come in Asia, oggi s’investe sulla scuola. O forse il ministro punta in questo modo a spostare il problema sulle famiglie?

Al posto di corsi di recupero, lezioni private, magari pagate in nero. Per chi può; gli altri amen. La scuola italiana rischia sempre più il collasso e la riforma ci fa tornare alla caricatura del Sessantotto, a quel detestabile sei politico che tutti rifiutano come livellamento verso il basso di ogni possibile eccellenza. Il preside Panaccione lo preannuncia come unica, provocatoria soluzione per i ragazzi del Keplero.

Andate promossi, i soldi non ci sono più.

Ite missa est.

leggi anche qui:

Liceo Keplero senza soldi. «Bocciare tutti o sei politico»

«Emma in una buona scuola, pubblica o paritaria non importa...»

Pubblichiamo parte dell'articolo firmato da Marzo Mian apparso oggi sul Corriere.

Le parole del Ministro si commentano da sole. In sintesi, emergono quattro dati:

1) Il diritto al "riposo" post parto è un privilegio.

2) La scuola pubblica è inferiore alla privata.

3) Il fascista Giovanni Gentile è stato il migliore ministro dell'istruzione dall'Unità ad oggi.

4) La colpa del fallimento della Scuola pubblica è della Sinistra.

Subito in pista, come Ilaria D’amico su La7. Ha seguito le polemiche per le sue dichiarazioni sul fatto di potersi permettere un rientro così rapido, a differenza di altre donne meno fortunate?
La gravidanza è una cosa unica, è proprio come dicono. Uno stato di beatitudine che dà una forza incredibile, che non conoscevo. Ti senti più forte di prima. Anch’io, come la D’Amico, ho più facilità di altre donne a tornare subito a lavorare senza trascurare mia figlia. Ma non vuol dire non essere una buona mamma, dovrebbero farlo tutte.

Però le donne normali che lavorano dopo il parto sono costrette a stare a casa.
Lo giudico un privilegio.

Un privilegio? Non è un diritto?
Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.

La sua proposta di un reclutamento regionale degli insegnanti sembra avvallare le critiche di Fini su un Pdl schiacciato sulla Lega.
L’albo regionale è uno strumento, l’obiettivo è innalzare la qualità della scuola. Trovo insopportabile, come la gran parte dei genitori, il turnover degli insegnanti. Bisogna avvicinare il luogo di lavoro al luogo di residenza.

Lei vuole la scuola del merito, ma una selezione su base regionale lo garantisce?
Nessuno è escluso, se un insegnante di Palermo vorrà lavorare in Lombardia potrà farlo, a patto di garantire almeno due anni di residenza. La scuola deve restare l’istituzione che più rappresenta l’unità del Paese. Ma il centralismo attuale non sta dando risultati.

Neanche l’autonomia degli istituti ha prodotto meraviglie.
Sono d’accordo, ha prodotto il caos, l’anarchia. Indisciplina. Alle superiori abbiamo contato 500 sperimentazioni, le più assurde, e poi i "progettifici" con i fondi europei. Ecco perché questa sarà la legislatura che porrà fine a questo andazzo e alla deriva lassista.

Propositi gentiliani. Soddisfatta del ripristino del voto in condotta?
Giovanni Gentile è stato un ministro insuperato, il più grande. Stimo anche Giovanni Berlinguer, peccato che la sua riforma meritocratica sia stata affossata dalla sinistra. Il voto in condotta è stato un primo segnale importante, anche gli insegnanti di sinistra l’hanno utilizzato volentieri contro il bullismo e per ottenere ordine in classe. Ma tornando all’autonomia, gli insegnanti saranno reclutati su chiamata diretta da parte delle scuole in base al merito: chi fa bene guadagna di più, chi sbaglia paga. Ognuno è artefice del proprio destino. E il sindacato sarà destinato ad avere un ruolo sempre meno dominante.

Gli incentivi agli insegnanti arriveranno dai risparmi fissati dalla Finanziaria. Li può quantificare?
Si tratta di tre miliardi, da spendere in tre anni. Non a pioggia, ma sulla base di esperienza e curriculum. Secondo un sondaggio della fondazione Agnelli sono gli stessi insegnanti che vogliono essere valutati.

Emma andrà alla scuola pubblica?
Andrà in una buona scuola, pubblica o paritaria non importa. E comunque l’aumento delle iscrizioni alle paritarie è dovuto a un dato innegabile, la scuola pubblica è in crisi e per salvarla non basta il governo, devono contribuire i sindacati e i dirigenti, spesso poco attenti agli sprechi.

Perché Francesco Saverio Borrelli non è stato riconfermato alla presidenza del Conservatorio di Milano?
Non c’entra la politica, nessun pregiudizio sulla persona, che stimo. Ma ci voleva un ricambio generazionale. Purtroppo l’incarico al nuovo presidente è avvenuto il giorno prima del parto e non ho potuto chiamare Borrelli. Lo farò presto.

parzialmente tratto da sito http://www.corriere.it/

4 proposte per ridare ossigeno alla riforma Gelmini

4 proposte per ridare ossigeno alla riforma Gelmini

Alfredo Marra, il Sussidiario 30.4.2010

L’avvio della discussione alla Commissione cultura del Senato del disegno di legge di riforma del sistema universitario sta suscitando un profondo malcontento nel corpo accademico. Mentre i giornali di pochi mesi fa ne decantavano la portata salvifica, i ricercatori (e con loro molti docenti) di numerose università italiane sono in stato di agitazione e minacciano di rifiutare qualsiasi incarico didattico se la riforma non sarà cambiata. Se alle minacce seguiranno i fatti l’anno accademico 2010-2011 rischia seriamente di non partire.

La ragione principale della protesta è la mancanza di una chiara e adeguata disciplina transitoria che regoli le prospettive di carriera dei circa 26.000 ricercatori il cui ruolo è messo a esaurimento. In soldoni, almeno stando alla formulazione delle norme e considerate le ristrettezze finanziarie nelle quali le università si trovano, per molti degli attuali ricercatori è concreto il rischio di finire su un binario morto, con poche speranze di avanzamenti di carriera.

La vicenda dei ricercatori rappresenta non certo l’unico limite di una riforma che, prima ancora che nei dettagli, appare viziata all’origine da una concezione negativa dell’università, considerata unicamente come un luogo di sperperi e di baronie e non come una risorsa da promuovere e incentivare - anche attraverso misure di rigore, ma soprattutto attraverso misure premianti capaci di valorizzare le risorse migliori.

L’impianto complessivo del disegno di legge, invece, tradisce una visione miope, statalista, unicamente incentrata sul risparmio di spesa pubblica e incapace, come tale, di ridare ossigeno a un’istituzione, l’università, che attende da tempo di essere riformata.

Ciò che va profilandosi è una lenta agonia che porterà nei prossimi anni al disfacimento dell’intero sistema di istruzione superiore (ad eccezione di qualche caso specifico per il quale è in atto un estremo tentativo di salvataggio attraverso la stipulazione di appositi accordi di programma tra ministero e singolo ateneo).

Peccato che le classifiche internazionali - tanto spesso citate - ci dicano che il livello medio della qualità dell’università italiana è buono, come buona è la qualità della ricerca scientifica. I punti di debolezza semmai sono da rintracciare nello scarso livello di internazionalizzazione di docenti e studenti e nel basso numero di docenti in rapporto agli studenti (altro che blocco dei concorsi!).

In questa situazione confusa e drammatica siamo anche noi, come tanti, seriamente preoccupati del destino della nostra università. Per essa e per i nostri studenti spendiamo tempo, passione ed energie. Proprio per questo non riteniamo adeguata una forma di protesta che, pur motivata e pienamente condivisibile nel merito, finisce per scaricarne il prezzo sugli studenti che sono l’anello debole della catena (oltre a prestarsi a strumentalizzazioni che con il bene dell’università hanno ben poco a che vedere).

Riteniamo invece che il riconoscimento del contributo prezioso dei ricercatori alla vita universitaria debba positivamente tradursi nella formulazione di proposte costruttive alternative a queste deliranti previsioni normative. Intendiamo pertanto sottoporre a tutti i parlamentari disponibili a prestarci ascolto alcune semplici richieste. Nello specifico chiediamo che:

a) la riforma del reclutamento dei docenti e dei ricercatori venga stralciata dal disegno di legge e affrontata separatamente, come priorità, dal Parlamento (governance e diritto allo studio, invece, andrebbero interamente ripensati dal momento che nella formulazione attuale rischiano di produrre più danni che benefici).

b) si preveda un regime transitorio per gli attuali ricercatori estendendo loro la possibilità della chiamata diretta una volta conseguita l’idoneità scientifica nazionale e assicurando che ogni anno e per i quattro anni successivi all’entrata in vigore della legge siano banditi almeno 3000 posti di professore di seconda fascia. I posti messi a bando andrebbero distribuiti proporzionalmente tra i settori scientifico disciplinari, secondo le esigenze e la programmazione di ciascun ateneo.

c) l’abolizione, dopo il dottorato di ricerca, di ogni altra forma contrattuale (assegni, borse post-doc) diversa dal contratto di ricercatore a tempo determinato.

d) l’obbligo per le università di accantonare contestualmente alle assunzioni di ricercatori a tempo determinato risorse per bandire un numero di posti di seconda fascia pari al 50% del numero di ricercatori assunti.

Per noi l’università non è un fascio di privilegi da difendere o di interessi corporativi da salvaguardare, ma un luogo libero in cui è possibile esprimere ciò che siamo vivendo una tensione ideale nell’incessante ricerca di un significato per cui valga la pena studiare e insegnare, contribuendo così alla costruzione e alla crescita di un popolo e di un Paese intero.

«Vogliamo una scuola colorata»

tratto da http://www.unita.it/

di Gabriella Galozzi

«Vogliamo una scuola colorata» gridano i bimbi e i maestri per le strade di Roma.

Sono costretti a scendere in piazza anche loro contro la nefasta riforma Gelmini che, tra i tanti danni, ha pure messo un tetto alla presenza di studenti «stranieri» nelle scuole. Sono i piccoli e piccolissimi del Celio Azzurro, storico asilo nel centro di Roma che della multiculturalità ha fatto da sempre la sua bandiera. Poco più in là, nella periferia capitolina, Ostia, entriamo nell’Istituto tecnico Toscanelli, frequentato in gran numero da «stranieri» di seconda generazione. Figli di immigrati, ormai italianissimi, che ci raccontano le loro storie di integrazione tra conflitti e tensioni familiari. Stiamo parlando di due «illuminanti» documentari che ci dicono che la multiculturalità esiste. È una ricchezza e una speranza per il futuro, anche in questa Italia sopraffatta dalla Lega. Ed esiste nelle scuole, nonostante i sindaci che negano la mensa ai bambini. Sono Sotto il Celio azzurro di Edoardo Winspeare e Fratelli d’Italia di Claudio Giovannesi, entrambi passati allo scorso Festival di Roma ed entrambi in uscita nelle nostre sale, rispettivamente oggi e il 7 maggio. E già questa è una notizia vista l’abituale difficoltà che trovano i documentari ad arrivare nei cinema. In questo caso a portarceli sono Fabulafilm e Cinecittà-Luce.

Due diversi sguardi d’autore che ci accompagnano attraverso un’idea di educazione alla convivenza e alla tolleranza che ha proprio nella scuola le sue fondamenta. Così come da vent’anni sostengono e praticano i maestri del Celio Azzurro, un modello di esperienza culturale e didattica all’avanguardia che dovrebbe essere sostenuta dalle istituzioni e, invece, deve combattere quotidianamente per la sua sopravvivenza, messa a rischio da costanti difficoltà economiche e disinteresse. «Siamo come i panda, in via d’estinzione», dice davanti alle telecamere di Winspeare, Massimo Guidotti, fondatore di questa prima realtà multiculturale a Roma. Oggi trasformata quasi in un «fortino» di resistenti. L’intolleranza crescente si coglie nei racconti dei genitori dei tanti piccoli alunni provenienti da tutte le parti del mondo che ci parlano di un peggioramento del clima rispetto agli anni passati. Ma Sotto il Celio Azzurro non è tanto una denuncia del montante razzismo, quanto al contrario la dimostrazione di come un mondo migliore sia possibile. In questa piccola oasi di tolleranza, infatti, si condivide tutto. Anche i problemi delle famiglie. I genitori stessi sono coinvolti nella vita scolastica. Li vediamo mentre parlano delle loro vite: come si sono conosciuti, com’erano da bambini, cosa fanno, cosa amano. E in una sorta di gioco di gruppo, l’uno prende in prestito l’identità dell’altro, per raccontarla a sua volta, per conoscersi, condividere e non sfiorarsi semplicemente all’entrata o all’uscita della scuola. Insegnanti, bambini e genitori diventano un’unica grande comunità. E l’entusiasmo, in primo luogo dei maestri, è contagioso. Di loro scopriamo le vite attraverso il loro album di foto. Uno scorrere di immagini a ritroso, fino a vederli bambini anche loro. Perché qui al Celio la prima regola è invertire il cannocchiale per vedere il grande che diventa piccolo. E affrontare ogni infanzia per quello che è.

Dell’universo dell’adolescenza multietnica, invece, ci racconta Fratelli d’Italia, il documentario di Claudio Giovannesi che ci propone in chiave italiana il percorso compiuto dal francese Laurent Cantet ne La classe, Palma d’oro a Cannes. Qui siamo ad Ostia, tra le mura di un Istituto tecnico, a seguire le giornate sui banchi di tre giovani extracomunitari di seconda generazione. Il primo è Alin, rumeno, 17 anni, pochissima voglia di studiare, proprio come tanti suoi coetanei italiani, ma convinto di essere discriminato dagli insegnanti: «a professorè – dice in perfetto romanaccio – m’ha messo cinque perché so’ rumeno». E poco valgono i tentativi dell’«eroica» professoressa di coinvolgerlo in ogni modo, lui preferisce le corse in motorino con la fidanzata, nonostante le sfuriate dei suoi genitori che lo vorrebbero sui banchi. Poi c’è Masha, una diciottenne bielorussa adottata da una famiglia italiana. Il suo problema non è l’inserimento a scuola, ma il fratello rimasto nel paese d’origine che vorrebbe ritrovare. E ancora, il più italiano di tutti, è Nader sedicenne egiziano che per la sua famiglia, mussulmana osservante, ha una colpa incancellabile: essere fidanzato con una ragazza italiana e comportarsi come tutti i suoi coetanei.

30 aprile 2010

giovedì 29 aprile 2010

SUPPLENZE: DALLA GILDA RACCOLTA FIRME TRA I DOCENTI CONTRO IL TAGLIO DEI FONDI

Raccogliere firme tra i docenti per protestare contro il taglio dei fondi per la nomina dei supplenti temporanei e chiedere lo sblocco di una situazione diventata ormai gravissima. Ecco l’obiettivo dell’iniziativa lanciata dalla Federazione Gilda-Unams in tutte le scuole d’Italia.
La petizione, la cui domanda da compilare e firmare è scaricabile dal sito della Fgu, sarà inviata al ministro dell’Istruzione e ai presidenti delle commissioni Cultura della Camera e del Senato.

Nel testo si sottolinea, tra l’altro, il rischio sicurezza e la mancanza di continuità didattica provocate dallo smistamento degli alunni in altre classi e dal conseguente sovraffollamento delle aule. “Il risultato – si legge nel testo – è che non si può più insegnare, ma solo fare sorveglianza. Come docenti, abbiamo il dovere di denunciare che la nostra professionalità viene mortificata, che il diritto all’istruzione non viene rispettato e che la qualità dell’istruzione nella scuola peggiorerà inevitabilmente”.

“Inoltre – sottolinea il coordinatore nazionale della Fgu, Rino Di Meglio – è inaccettabile lo scaricabarile fra i dirigenti scolastici, che sostengono di non disporre di fondi, e il ministero che replica affermando di non aver ricevuto alcuna richiesta di finanziamenti da parte degli istituti. È arrivato il momento – conclude Di Meglio – che ognuno si assuma le proprie responsabilità, perché altrimenti alla fine, come sempre, saranno insegnanti e studenti a farne le spese”.


Roma, 29 aprile 2010



UFFICIO STAMPA GILDA DEGLI INSEGNANTI

Ester Trevisan – 333/5620623
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Liceo senza soldi, «bocciare tutti o regalare tantissimi sei politici»

Roma, un Liceo non riesce a finanziare i corsi di recupero

Finiti gli ultimi euro, il liceo Kelpero di Roma non sa come far fronte alle spese per i corsi di recupero. "Le possibilità - spiega Antonio Panaccione, preside dello scientifico Keplero - sono due, entrambe assurde: bocciare tutti o regalare tantissimi sei politici".

Il preside ha lanciato l'allarme in una lettera aperta al ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. "La rigorosità di preparazione scolastica complessiva richiesta dalle nuove norme cozza fragorosamente con la drammatica realtà di scuole senza soldi e sostegno per sopravvivere" ha scritto Panaccione. La situazione nella scuola romana potrebbe degenerare a giugno. "Ci troveremo - continua il preside - di fronte al tradizionale alto numero di alunni che non avranno raggiunto la sufficienza in ogni materia e i Consigli di Classe avranno allora solamente due possibilità: bocciare tutti o regalare tantissimi 'sei politici', soluzioni che distruggerebbero la credibilità della scuola, portando così nuova linfa alle scuole private".

Secondo il preside del Keplero, l'unica soluzione è reistituire quei finanziamenti "previsti dal decreto ministeriale n. 80 del 3 ottobre 2007 (art. 10 sul capitolo 1287) già elargiti nel 2008 e 2009, ora invece eliminati o peggio girati alle scuole private". Il Keplero era già balzato sulle prime pagine dei giornali nei mesi scorsi per essere stato il primo istituto a Roma ad aver installato i distributori automatici di profilattici.

"Poesia che mi guardi" il 4 maggio a Crema

Antonia Pozzi
(Milano, 13 febbraio 1912 – Milano, 3 dicembre 1938)

N on so

Io penso che il tuo modo di sorridere
È più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti –


penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi –


ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce – che forse
disegna i viali
per il nuovo
giardino.

4 ottobre 1933

Il 4 maggio 2010, alle ore 21

Multisala Portanova - Crema (Cr)
Il Circolo Cinematografico Nostalghia, in collaborazione con
il Circolo Poetico Correnti, presenta
Poesia che mi guardi
un film di Marina Spada
Sarà presente la regista
Durante la serata lettura di testi di Antonia Pozzi
Per informazioni: tel. 0373 257152 cell. 3383687340

Di Pietro insoddisfatto dopo il question time alla Camera

L'on. Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, durante il question time alla Camera, intervenendo in risposta ad una interrogazione dell'Idv sui fondi carenti per le supplenze brevi nelle scuole, ha dichiarato che È impegno del Governo conciliare le esigenze di tenere sotto controllo la spesa e di garantire il diritto allo studio.

Vito ha ricordato che per le supplenze brevi, in assestamento di bilancio, sono stati aumentati i fondi di 150 milioni per il 2009 e che una apposita nota ministeriale del dicembre scorso ha fornito indicazioni in merito.

Antonio Di Pietro, nella replica a Vito ha chiesto al Governo intanto di far modificare la nota che invece di tasso di assenze parla di tasso di assenteismo, in ciò dimostrando il preconcetto che questo governo e questo ministro hanno dei docenti.

Può darsi che nel 2009 non si conoscevano le esigenze - ha aggiunto l'on. Di Pietro - ma adesso tutti ci dicono che mancano i soldi per le supplenze brevi: con due violazioni della legge, classi accorpate e insegnanti di sostegno utilizzati come docenti per le supplenze.

Italia del Valori ha contestato al Governo di aver voluto una norma che di fatto impedisce ai ragazzi di poter avere accesso al diritto allo studio e mette in condizioni gli insegnanti e i presidi di violare la legge.

I giovani italiani e il sesso (secondo un'indagine del TNS Healtcare)

I giovani italiani insieme a quelli turchi, sono affetti da un’ignoranza colpevole e dannosa in fatto di contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili da fare paura, oltre che vergogna!

Eppure ai ragazzini italiani il sesso piace, addirittura forse troppo, se si pensa che le ragazze perdono la verginità in media a 14 anni, se si pensa che per dieci ragazze su cento ciò avviene addirittura a scuola e che quasi 4 ragazzi su dieci consuma il rapporto senza preservativo e si tratta spesso di partner occasionali.
E che l’assenza di alcuna precauzione nei rapporti sessuali, per lo più ad un’età così giovane, rappresenti un vero pericolo lo dimostra l’attenzione che la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia ha riservato all’argomento, tant’è che ci si auspica un ulteriore carico di informazione per i giovani d’oggi utilizzando quei volti noti dello spettacolo che veicolino le giuste informazioni in ambito all’educazione sessuale.
Ciò alla luce di altre amare realtà, ovvero, che neanche gli adolescenti maschi “scherzano ” in fatto di ignoranza in materia sessuale e di prevenzione, quasi tre ragazzini su dieci è del tutto digiuno sulla materia, percentuale che sale a quattro ragazze e mezza quando le domande sono rivolte al gentil sesso della stessa età. Risultato, all’interno di questo spaccato d’Italia si palesa bene come si sconosca tutto riguardo ai sistemi per evitare gravidanze indesiderate, trasmissione del virus Hiv; buio totale sulle altre malattie sessualmente trasmissibili.
Possiamo affermare che ignoranza a parte o a causa di questa, vi sia parimenti un bisogno di informazione dedicata da parte dei giovani. lo svelerebbe un’indagine del TNS Healtcare 2009 promossa durante il convegno ‘Adolescenti, sessualità e Media’, seguita dalla dottoressa Alessandra Graziottin (direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia del San Raffaele Resnati di Milano).

Proprio da questo studio sarebbe emerso che quasi un adolescente su due auspicherebbe un dialogo all’interno della sua famiglia affrontato sui temi della sessualità, ma che analoghe resistenze si manifestano quando si indaga sul grado di confidenza che esiste fra le coppie italiane più mature, visto che soltanto il 22% degli appartenenti riesce a parlare serenamente di sesso con il proprio partner e che più del 60% di loro vorrebbe che se ne trattasse in modo preciso a scuola (70% femmine, 58% maschi), una media che supera quasi del 20% quella dei ragazzini francesi.
Certo la famiglia è importante, fondamentale se si vuole abbattere questa sorta di arretratezza culturale che ci colloca all’ultimo posto in Europa in fatto di conoscenza delle basi in ambito all’educazione sessuale col risultato che i giovani conoscono pochissimo anche i contraccettivi, il preservativo, che viene solitamente consigliato dal padre e la pillola, dalla madre, con la speranza che ciò avvenga dopo aver fatto visitare la figlia da uno specialista.
“Oggi i ragazzi – spiega il presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, Giorgio Vittori – cercano informazioni su internet, radio e tv: ecco perché gli idoli dello spettacolo possono influenzarli con comportamenti e messaggi”. Ed è per questo che si è pensato di istituire dei corsi che terranno medici specializzati per insegnare a presentatori, dj e vj (oramai diventati il punto di riferimento di molti giovani) come trasmettere le giuste informazioni nella giusta maniera.

fonte: www.tantasalute.it

Terminato il sit-in Flc-Cgil anti-tagli davanti Miur

Domani incontro sindacato con rappresentanti ministero

Con una «tammuriata» accompagnata dal suono di nacchere e piatti e un ballo di ‘pupi’ giganti ha preso il via questa mattina il sit in staffetta organizzato dalla Flc Cgil [Federazione lavoratori della conoscenza] sotto il ministero dell’Istruzione a viale Trastevere.
tre pupi giganti in cartapesta indossati da tre insegnanti precari, e che rappresentano i ministri Gelmini, Giulio Tremonti e Renato Brunetta, quest’ultimo impersonato da un asinello, danzano nello spiazzo antistante il dicastero dell’Istruzione.
«Li facciamo ballare – spiega un rappresentante della Flc Calabria – così come loro fanno ballare la categoria in termini di tagli di posti e di finanziamenti». Al girotondo partecipa anche un fantasma precario con al collo un esplicativo cartello che recita: «Io precario ergo non sum».

La Flc Cgil chiede di ritirare il piano di tagli al personale docente e ata, di rispettare le leggi e la costituzione in materia di diritto allo studio: di rispettare le scelte delle famiglie sul tempo scuola; rispettare il contratto nazionale sulle prestazioni di lavoro di docenti e ata, di garantire la funzionalità e la qualità del servizio; rendere sicure le scuole mettendo a norma gli edifici e finanziare i bilanci delle scuole.

mercoledì 28 aprile 2010

''Mancano i soldi per la carta igienica e la Gelmini aumenta gli stipendi''?


Scuola, ''Mancano i soldi per la carta igienica e la Gelmini aumenta gli stipendi''?

Il segretario Flc Cgil commenta la "rivoluzione del merito" annunciata per l'autunno.

Serena Fiorletta
“Se non ci sono neppure i soldi per la carta igienica come si può parlare di valorizzazione della scuola e di aumento degli stipendi?” così Mimmo Pantaleo, nuovo segretario generale della Flc Cgil, il settore del sindacato che si occupa di scuola e istruzione, commenta la “rivoluzione del merito” annunciata dal ministro Mariastella Gelmini sul numero di Panorama in edicola questa settimana.
“Insegnati più pagati (ma solo i più bravi)” è il titolo dell’articolo firmato da Bruno Vespa, in cui si anticipa il nuovo progetto targato Gemini contenuto in un disegno di legge pronto per l’autunno: un aumento di stipendio per gli insegnanti più meritevoli.
I toni sono trionfalistici: “Sarà la riforma delle riforme”, si legge nel settimanale, “la vera rivoluzione della scuola italiana”
I professori “più bravi”, infatti, vedranno aumentare la propria retribuzione del 20-30% in più rispetto alla cifra attuale. “Sta per arrivare” - afferma il ministro – “a circa 120-150mila insegnanti italiani un incremento di stipendio”.
Peccato, però, che gli insegnanti in Italia siano più di un milione.

Con quali criteri valutare il merito?

Le reazioni non hanno tardato ad arrivare poiché, come ci spiega Pantaleo, “il tema della valorizzazione è un tema importante, un tema nostro su cui siamo pronti a sederci a tavolino in qualsiasi momento ma non se è così poco chiaro”.
“Questo è infatti un vecchio problema”, prosegue Pantaleo, “qui bisogna capire cosa sia esattamente questa valorizzazione, che dovrebbe essere a nostro avviso una ottimizzazione collettiva della scuola e non del singolo, anche perché ci si chiede secondo quali criteri e con quali modalità si possa valutare l'operato di un singolo insegnante”.
Secondo la Gelmini ci saranno delle “apposite commissioni” che stabiliranno quali insegnanti siano più meritevoli di altri. Questo attraverso una commissione internazionale di “grandi pensatori”. Ma non si sa come, e chi, nominerà le commissioni all'interno di ogni circolo didattico.

Una valorizzazione nata dai tagli

Questa grande riforma del mondo scolastico è prevista ormai per il prossimo autunno ma nasce dalla legge 133/2008, quella dei “tagli” a scuola e università, che prevedeva che il 30% di quanto “risparmiato” sarebbe stato utilizzato per premiare i meritevoli.
Per il segretario della Flc Cgil – però - il progetto non punta ad una reale valorizzazione dei docenti e della scuola stessa: “ Per valorizzare la scuola servono delle risorse, capire quante sono e quanto saranno a disposizione, e non risorse che sono la conseguenza di tagli all’intero mondo dell’istruzione”.

Bene il merito, ma non si pensi solo ai “singoli”

“Come si può pensare ad un sistema di valutazione dei docenti mentre la scuola pubblica subisce tagli drammatici e i precari vengono letteralmente cacciati?”, è l'esplicita domanda di Pantaleo.
Secondo il neo segretario ci si avvia così alla destrutturazione del sistema pubblico quando invece “nelle nuove generazioni di insegnanti l'idea della valorizzazione è sentita, così come non è avversata un’eventuale valutazione dell'operato dei docenti. Ma un aumento di stipendio dato ai singoli non è la soluzione, la scuola è una comunità dove dentro ci sono delle persone e non un'azienda. Non serve la discriminazione ma i fondi, uniti ad uno stimolo all'innovazione e all'impegno”.

Manca il rinnovo contrattuale

“Inoltre”, sottolinea Mimmo Pantaleo, “noi abbiamo un problema che si chiama contratto di lavoro. Le cose vanno fatte nell'ambito del sistema contrattuale. Qui ci si scorda che non ci sono stati rinnovi contrattuali, che l'unico aumento dato fino ad ora agli insegnanti è di otto euro, mi sembra un'incongruenza parlare di valorizzazione in queste condizioni”.
“Se si distrugge l'intero sistema scolastico, se c'è una generale penuria di soldi, come si può pensare che la soluzione sia dare soldi solo a qualcuno, mettendo così i lavoratori uno contro l'altro? Si trovino piuttosto le risorse per i contratti”, conclude Pantaleo.
La protesta sta montando e durante la settimana ci saranno diverse iniziative in previsione di un probabile sciopero generale dopo l'estate.

Precisazioni CISL Scuola sul sostegno

Contrariamente a quanto affermato da alcune notizie apparse su siti specializzati, la sentenza n. 2231/2010 della sesta sezione del Consiglio di Stato non ha assolutamente contraddetto la recente pronuncia della Corte Costituzionale (sentenza n. 80/2010) in materia di determinazione della dotazione organica degli insegnanti di sostegno nella scuola statale.
Lo precisa la Segreteria Nazionale della CISL Scuola con una nota articolata.
Accogliendo, infatti, l’appello dei genitori di un alunno della scuola primaria di un istituto comprensivo in provincia di Udine, avverso una sentenza di primo grado del TAR Friuli Venezia Giulia, sez. di Trieste, il Consiglio di Stato ha affermato il diritto di quest’ultimo alla riconsiderazione del numero delle ore di sostegno assegnate, numero contestato dai genitori. Nel riconoscere il diritto il giudice amministrativo di seconda istanza ha comunque precisato quali sono i limiti entro i quali si può addivenire all’assegnazione delle ore di sostegno in deroga: nel caso in questione, infatti, l’alunno svolgeva un modulo didattico di 32 ore e i genitori sostenevano che doveva essere garantita la copertura dell’intero orario di permanenza scolastica del figlio. Ciò, però, contraddirebbe con la regolamentazione legislativa della figura dell’insegnante di sostegno, che non svolge una funzione di assistenza dell’alunno in situazione di handicap ma – assumendo la contitolarità delle classi e sezioni in cui opera – svolge una attività di sostegno all’integrazione dell’alunno, partecipando alla programmazione didattica ed educativa al pari degli altri docenti.
Tra l’altro è di tutta evidenza che l’orario obbligatorio di servizio del docente (in questo caso 24 ore settimanali) non potrebbe essere sufficiente a coprire l’intero monte ore di frequenza dell’alunno. Questa eventualità, afferma il Collegio, «tradirebbe lo spirito della normativa volta a favorire in ogni caso la integrazione scolastica degli alunni e non si tradurrebbe in un intervento individualizzato e commisurato alle specifiche esigenze dell’alunno».
Il Consiglio di Stato, quindi, nel pieno rispetto della pronuncia della Corte Costituzionale, ha riconosciuto il diritto ad una rideterminazione del numero di ore di sostegno assegnate per l’integrazione dell’alunno – tenendo conto anche degli ulteriori strumenti (come il servizio socio-educativo) che potrebbero consentire anche la copertura integrale del periodo di frequenza – ma senza venir meno alle finalità che le norme assegnano all’attività di sostegno, che non è finalizzata all’assistenza dell’alunno in situazione di handicap ma alla sua integrazione scolastica. In ogni caso, contrariamente alle affermazioni di qualcuno, il Collegio non ha mai preso in considerazione l’eventualità che esigenze di natura finanziaria potessero limitare il diritto dell’alunno.

lunedì 26 aprile 2010

Diversabili: Sentenza shock del Consiglio Stato, studenti sconcertati

Gli assegnano meno ore perché considerati un problema che costa

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Non piace agli studenti italiani la decisione del Consiglio di Stato di accordare agli iscritti disabili il diritto all'insegnante di sostegno ma non per tutto l'orario scolastico: "così non si fa altro che rendere legali situazioni che si presentano ormai da anni nelle nostre scuole", dichiara polemicamente ad Apcom Sofia Sabatino, portavoce nazionale Rete degli studenti. Secondo la rappresentante dell'associazione di studenti medi, ormai gli alunni disabili rappresentano, piuttosto che "una risorsa, un problema enorme per le nostre scuole, prima di tutto perchè costano".

Anche perché "la maggior parte degli edifici scolastici italiani - aggiunge - sono in condizioni fatiscenti, assolutamente inadatti per accogliere gli studenti disabili", e adeguarli alle esigenze dei portatori di handicap spesso costituisce un impegno economico non indifferente: "pochissime - sostiene Sabatino - sono le scuole che hanno strutture adatte per accoglierli, e quelle poche diventano scuole ghetto, in cui i disabili sono costretti ad andare non perchè hanno scelto quel percorso di studi, ma perchè sono costretti a farlo. Ad aggravare la situazione, "in maniera irrisolvibile", vi sono poi "i tagli che questo governo - sottolinea la portavoce - sta attuando in maniera trasversale al sistema scolastico italiano, che comportano in primis una riduzione mai vista dell'organico: un governo che sta mandando a casa migliaia di insegnanti, fra cui tantissimi insegnanti di sostegno, portando le scuole al collasso". I sindacati, e le stesse associazioni che tutelano studenti e genitori, ricevono ormai con costanza segnalazioni di studenti a chi gli istituti chiedono contributi di ogni genere: annuale, per i corsi di recupero, di lingue o per i laboratori. "In una situazione complessiva di questo tipo - sostiene Sabatino - gli studenti disabili e le famiglie degli studenti disabili sono totalmente abbandonati a se stessi, ritrovandosi in situazioni sconcertanti: ci sono sempre più studenti disabili per classe, sempre meno insegnanti di sostegno". "Anche noi - continua - abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di studenti disabili a cui è stata negata l'iscrizione a scuola, giustificata dal fatto che vi erano già troppi disabili per classe e che non potevano essere assunti altri insegnanti di sostegno, per mancanza di fondi". Dello stesso parere è il coordinatore dell'Unione degli Studenti di Roma, Stefano Vitale, le responsabilità della decisione presa dal Consiglio di Stato sono da addebitarsi alle decisioni prese in sede politica: "compito del diritto - dice Vitale ad Apcom - e di chi lo applica non può essere solo quello di mera presa d'atto dell'esistente, ma occorre un continuo e costante sforzo di cambiamento dell'esistente". "Per questo - continua il rappresentante Uds - riteniamo che la sentenza in questione non vada nella direzione giusta anche se la causa primaria di queste decisioni va ricercata nella politica. I gravi e pesanti tagli alla scuola, infatti, incidono gravemente anche sul diritto allo studio dei giovani disabili, intaccando un settore in cui l'Italia - conclude Vitale - era di esempio in Europa per qualità dell'integrazione".

Cappuccetto Rosso (di Franchi e Staller) vince il 2° Premio Scapigliato

LIBRO GELMINI

Carissim* Collegh*,
siamo abbastanza lieti di comunicarvi i Vincitori del 2° Grande Concorso Scapigliato:
sig.ra Ilona "Cicciolina" Staller e Sig. Franco Franchi.
La Giuria Scapigliata assegna il Premio motivandolo con queste parole:

Già nel 1978 i due grandi artisti hanno sintetizzato in modo spiritoso il senso profondo del fiabesco gelminiano. La voce (qui intonatissima e melodiosa) della sig.ra Staller ben si accorda agli occhialini da intellettuale del nostro Ministro. Impeccabile e carica di energia l'interpretazione di Franchi, modello ed esempio futuro per ogni sindacalista della scuola...

Buona visione.



I Docenti Scapigliati

domenica 25 aprile 2010

L’uomo con la cravatta dal colore di una lingua consumata




Le storie d’amore finiscono, lo sappiamo.
Esistono i divorzi, le liti, gli abbandoni. E i deliri secessionisti. Lo abbiamo imparato bene noi italiani, perché il nostro Paese non è più il tegolino del Mulino Bianco o un piatto di Rigatoni al pomodoro, ma un Pisellone Lungo e Verde che lascia affamati i bambini morosi nelle mense.

sabato 24 aprile 2010

Clamorosa iniziativa dell'Acmos a Torino

L'associazione Acmos di Torino questa notte ha 'impacchettato' con del nastro adesivo con la scritta chi ci vuole ignoranti ci ruba il futuro, i portoni e i cancelli di un centinaio di scuole del capoluogo e della provincia.

Secondo Acmos, quelle del Governo sulla scuola ''sono scelte pericolose, l'Italia si merita di meglio e noi non ci arrendiamo e costruiremo la scuola che vogliamo''. Proprio secondo questa logica e' stata organizzata l'azione dimostrativa di questa notte che rientra nell'ambito della campagna per la cittadinanza 'Diritto a Scuola', realizzata dall'associazione aderente a Libera insieme a migliaia di studenti torinesi e dedicata al diritto allo studio e alla scuola, ''come luogo accogliente e sicuro nel quale crescere. Con l'azione di questa notte - spiega ancora l'Acmos - gli studenti hanno voluto ribadire che hanno a cuore il futuro della scuola e che sono pronti a giocare fino in fondo la loro parte''.

Molto significativo il loro "Manifesto":

Chi ci vuole ignoranti ci ruba il futuro


C’è ignoranza e ignoranza.

C’è l’ignoranza di chi non sa le cose e non sa farle.
E’ l’ignoranza che mina il benessere futuro di un Paese. E’ l’ignoranza che
mortifica la possibilità di creare nuovo lavoro, nuova impresa, nuova ricerca.
Per vincere questa ignoranza servono scuole che preparino al meglio la
professionalità dei giovani. Di tutti i giovani, non solo di chi può permettersi
studi privati.

C’è l’ignoranza di chi non sa stare con gli altri. E’
l’ignoranza più velenosa, che mina il legame sociale di un Paese. E’ l’ignoranza
che mortifica la possibilità di capire chi è diverso, è l’ignoranza che fomenta
la paura e quindi l’ostilità. Per vincere questa ignoranza ci vogliono scuole
che sappiano accogliere e fare stare bene insieme tutti. Non solo gli eguali tra
loro.

Le scelte che chi governa sta facendo sulla scuola
pubblica promettono di aumentare queste ignoranze.

Sono scelte pericolose.

E’ con la scuola che si fa o si disfa un
Paese.

L’Italia si merita di meglio.

Noi non ci arrendiamo.

Costruiremo la scuola che vogliamo.

http://acmos.net/2010/04/ci-siamo-scocciati

Scuola: i lavoratori precari e di ruolo sono a rischio

C'è molta preoccupazione tra i sindacati della scuola per i tagli alle cattedre. «Anche se largamente annunciati», precisa Annapaola Marconi segretario della Flc-Cgil, «come conseguenza della Finanziaria del 2008, ora abbiamo la conferma di quel piano. E le conseguenze si preannunciano pesanti, soprattutto per la scuola primaria. In particolare le elementari saranno in difficoltà a garantire i servizi di mensa perchè i docenti, che avranno ridotto l'orario di scuola (e la presenza in mensa dei maestri è orario di scuola), non potranno garantire il servizio di sorveglianza. Che potrebbe essere appaltato ad esterni, quindi con spese aggiuntive per le famiglie. Solo il tempo pieno sfugge a questa logica ma bisogna vedere se le scuole avranno la possibilità di garantirlo con meno docenti. Ed essendo il secondo anno che si affrontano tagli, i problemi si moltiplicano. Un danno sopratutto per tutte quelle famiglie che hanno necessità di mandare i figli nelle scuole dove si svolge il tempo prolungato e il tempo pieno».
In quanto alla riforma delle superiori, continua Annapaola Marconi, «parte in maniera pasticciata, senza programmi, cioè in modo irregolare. I danni li avranno i docenti, soprattutto i precari, giovani e storici, che rischiano di restare fuori dal mondo del lavoro, e l'utenza, che avrà meno servizi e una scuola meno disponibile alle sue esigenze».
Secondo Anna Pilloni, esponente della Gilda, «saranno colpiti dai tagli anche i docenti di ruolo, non solo i precari, poichè molte discipline scolastiche, in particolare negli istituti tecnici e professionali, sono state eliminate dalla riforma Gelmini. Inoltre sono previsti tagli orari anche nelle classi intermedie e questo aggraverà la situazione dei tagli delle cattedre. In Italia, nelle secondarie superiori, dall'anno prossimo sono previsti 13.746 docenti in meno e dentro ci sono anche quelli di ruolo. Non so cosa lo Stato vorrà fare di loro. Li pagherà senza farli lavorare? Li riciclerà in altri impieghi? Noi abbiamo chiesto per loro il prepensionamento anticipato, visto che la nostra precedente richiesta, cioè quella di rinviare di un anno la riforma, è stata bocciata. Spero che almeno su questo punto il Governo mostri un po' di apertura».E.CARD.
tratto da:

La scuola padana della Gelmini e il 25 aprile

tratto da:
http://www.direttanews.it/2010/04/24/la-scuola-padana-della-gelmini-e-il-25-aprile
Nelle banche, sulle quali marciano – per ora, si direbbe, disarmate – le bande in divisa verde guidate da Bossi e Cota, vige la regola aurea del “contributo spese” che – ignobile scialacquo! – consente all’impiegato di trovar casa senza svenarsi per tener dietro al principio dell’efficienza. Mai nessuno, per ora, in nome della “qualità”, s’è mai sognato di lasciare a casa chi abbia esperienza e “numeri” professionali in omaggio alla colta dottrina leghista che, detta così, alla buona, nell’Europa senza confini, si riduce paradossalmente al classico e un po’ demodé “mogli e buoi dei paesi tuoi”.

“Principessa del merito”, l’efficientista Gelmini, avvocato padano targato Calabria, per ottenere la “qualità” nelle scuole della Repubblica, ha invertito il principio: a decidere del merito, in tema di formazione, non è più il valore del lavoratore ma, incredibile a dirsi, la sua residenza! Lo scopo è chiaro. Poiché è dal Sud che si sale a Nord in cerca di lavoro, a partire dal 2011, un mediocre indigeno leghista” avrà precedenza assoluta sul migliore dei docenti delle colonie meridionali, col risultato che la celtica Padania realizza l’evangelico principio per cui “gli ultimi saranno i primi”. E, vivaddio, beati i poveri di spirito.

Se l’opposizione continua a dormire non c’è più a che santo votarsi e il “miracolo”, se così può chiamarsi, può venire solo dal campo del “nemico”. Può darsi che sia vero. Il “comunista” Fini, cha ha mille colpe e infinite resposabilità, non fa una battaglia puramente personale e, in ogni caso, agli ex camerati glielo spiega da tempo con la chiarezza dell’abbeccedario: a tutto c’è un limite. Il paragone sembrerà azzardato, ma ha un suo fondamento. Passato nel campo liberale, l’ex delfino di Giorgio Almirante ragiona come Giolitti faceva con Crispi, Pelluox e Rudinì: se la politica non sa far altro che scatenare guerre tra i poveri e utilizzare la forza dello Stato a difesa esclusiva dei privilegi d’una minoranza contro i diritti della stragrande maggioranza dei lavoratori, non si va lontano. Ed è facile capirlo, sembra dire: dietro la crisi economica c’è lo spettro di quella istituzionale e, peggio ancora, di uno scontro sociale dalle dimensioni e dagli esiti imprevedibili. Sia come sia, checché pensi Fini, la politica muore di tatticismo se un miliardario che governa e può comprare tutto facilmente, trova immediatamente chi si vende; la politica muore se milioni di cittadini si riducono a stupidi serpentelli intorpiditi da un pifferaio e il paese naviga nella burrasca, macchine avanti tutta, la prua verso gli scogli.

La scuola che la Gelmini costruisce è quella di Adro: abbandona al suo destino i bambini poveri di ogni sud, marocchini e sudici terroni, e chiarisce il principio etico cui s’ispira l’avvocato più o meno calabrese, eseguendo ordini di cui non ha i mezzi per cogliere l’obiettivo: “divide et impera”. E’ in nome di questo ethos che si tagliano al Sud il doppio dei posti di lavoro del nord e del centro messi assieme e, con la crescente miseria prodotta nel Mezzogiorno, si pensa di affrontare la crisi del “miracolo padano”. scatenando un’ennesima guerra tra i poveri. Ma c’è di più. C’è un assaggio di “federalismo” e si capisce bene ciò che accade: da minaccia armata, il secessionismo diventa rapina legalizzata.

Chi ha memoria ricorda: una barbarie di questa pasta ci condussero al 25 aprile.

Giuseppe Aragno

Rivolta, aule con troppi alunni

SCUOLA. L'annunciata cancellazione di 296 posti nel Vicentino apre il dibattito: le elementari sempre più penalizzate

Dopo i tagli alle cattedre Zordan (Snals): «Abbiamo il più basso rapporto tra allievi e docenti» Sbrollini (Pd): «Serve inversione»

Vicenza. La scuola dei tagli diventa la scuola della preoccupazione. La forbice usata dal Ministero sulle cattedre - i dati veneti sono stati resi noti dalla dirigente dell'Ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo - fanno tremare insegnanti, sindacati, genitori di fronte al colpo di spugna che nel Vicentino spazzerà via quasi 300 posti di lavoro. Le elementari ancora una volta escono a pezzi. Sono 132 le cattedre che salteranno e che vanno a sommarsi alle 164 già cancellate lo scorso anno, per un totale di 296. «Un taglio insostenibile che si ripercuoterà pesantemente sul servizio - dichiara Doriano Zordan, segretario provinciale dello Snals - senza contare che il Veneto è una delle regioni dove proporzionalmente la scure ministeriale ha colpito di più».
Il calcolo è presto fatto. Lo scorso anno i tagli a livello nazionale erano 42.500, a livello veneto 2.230, una percentuale del 5,25%. Quest'anno su 25.500 tagli nazionali, il Veneto ne conta 1.633, con un'incidenza del 6,41%. «Da un anno all'altro si è verificato un aumento proporzionale pari all'1,16%» riprende Zordan, che punta il dito anche contro il rapporto docenti alunni. «Anche qui risultiamo fortemente penalizzati - continua il sindacalista - in Veneto il rapporto è di un insegnante ogni 11,19 studenti, quando tutte le altre regioni, eccetto l'Emilia Romagna, sono al di sotto. Da notare che mentre altrove gli alunni diminuiscono, da noi registrano un aumento dell'1,35%, dato che fa apparire ancora più clamorosa l'entità dei tagli subiti». Lo fa presente anche Daniela Sbrollini, deputata del Pd, facendo notare che «a un incremento della popolazione scolastica di 4500 studenti si risponde con 1633 cattedre in meno» e che Vicenza risulta tra le province che pagano di più. «Occorre un'inversione netta - aggiunge Sbrollini - non possiamo considerare la scuola come un capitolo di spesa». Diversamente si dovranno portare indietro le lancette del tempo.
«Si tornerà alla scuola degli anni Settanta - conclude Zordan - vale a dire in classe solo la mattina, pomeriggi a casa e se ci sono risorse e buona volontà attività pomeridiane organizzate da enti e associazioni». Più che un rischio questa dipinta dal sindacalista dello Snals appare come una strada già segnata. Lo fa intuire anche il dirigente dell'Usp, Franco Venturella. «Alle elementari bisognerà rimanere nell'ambito delle ventisette ore previste dal Ministero in prima e seconda e nelle trenta per le quarte e le quinte. Inoltre le richieste aggiuntive di tempo pieno non potranno essere soddisfatte» avverte Venturella, che nelle prossime settimane dovrà verificare sul campo le ricadute della contrazione dei posti e valutare con i presidi le singole situazioni per evitare che ci siano istituti particolarmente sofferenti. C'è poi il capitolo superiori dove la riduzione dell'orario da 36 a 32 ore ha fatto sì che in Veneto il prossimo anno scolastico saranno 902 le cattedre cancellate, di cui 115 a Vicenza, con ripercussioni negative sulle classi di concorso, come italiano e matematica, presenti nel curricolo con una media di cinque ore settimanali. Quali saranno le conseguenze se lo chiedono anche i genitori.
«La preoccupazione rischia di trasformarsi in disperazione - interviene Giuliano Gatto, presidente di Interistituti, l'organismo che rappresenta la componente genitori della scuola - perchè ancora una volta l'organizzazione della scuola passa attraverso una miope ragione di bilancio. Qualche anno fa si inneggiava ad una scuola di qualità che puntasse sull'inglese e l'informatica, oggi non ci sono nemmeno i soldi per pagare un supplente».

Anna Madron

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/145991_rivolta_aule_con_troppi_alunni

martedì 20 aprile 2010

Scuola: arrivano gli “Albi della Camera da Letto” (CDL)



di Gesualdo La Porta

Il Governo non vacilla, pende.

Non si vede, ma ugualmente fa ombra su tutti noi.

Mentre il votatissimo Renzo T. Bossi annuncia che non tiferà Italia ai mondiali, la bilancia del Paese non ha più ago (né filo) e il carico del celodurismo padano si avverte su vari fronti. Tant’è che il Presidente della Camera Fini – più sinistrorsamente di Bersani – ha deciso un tenue ammutinamento dal Cavaliere, prima di perdere definitivamente ogni credibilità.

E la Scuola? Cosa sta accadendo? Quale futuro per alunni, docenti, segretari e bidelli?

Come al solito, si parla tanto, tantissimo, ma i fatti (non quelli positivi all’antidoping di Montecitorio) sono pochi. Tagli e ancora tagli, scuole private che festeggiano il boom di iscrizioni (si è visto Tettamanzi pogare di brutto durante l’ultimo incontro con la Gelmini), sindacati (eccetto qualcuno) in un inspiegabile dormiveglia-prolasso degno della Notte dei morti viventi di Romero, e infine alunni desaparecidos a Londra causa nuvola di cenere dall’Islanda…

Tuttavia una novità c’è. Le graduatorie per le nomine (in ruolo o a tempo determinato) saranno molto più circoscritte e definite. Dopo solo tre anni di vita, le G. ad esaurimento scompariranno: al loro posto, gli ALBI DELLA CAMERA DA LETTO.

Per evitare problemi di incostituzionalità col tormentone della residenza, ogni docente si iscriverà in graduatoria a casa propria. A Luglio, o al massimo a fine Agosto, l’attesissima nomina, che potrà essere firmata sul proprio comodino o direttamente da sotto le lenzuola.

Formigoni si è detto entusiasta: «Era quello che volevo». Anche Bossi commenta positivamente: «finalmente si è arrivati al federalismo domestico…». Mentre Bersani spiega che «Non tutti hanno una casa, ci saranno dei privilegiati», dalla Sicilia Lombardo è più oracolare: «Fatt'a nomina e va curcati».

Ad interrogarsi sulla funzionalità del nuovo reclutamento è Nichi Vendola, che si domanda: «Ma se dovessi ottenere una nomina in ruolo in una camera da letto a Castiglione delle Stiviere (MN, ndr), potrò trasferirmi in una cucina ad Abbiategrasso?».

Il decreto per le nuove graduatorie è ancora una bozza, ma consapevoli delle terribili amputazioni della “Riforma” (-150.000 lavoratori della scuola in 3 anni) sarà quasi impossibile ottenere una supplenza, che si tratti di USP, USR, o Camera da Letto.

«Il reclutamento a casa propria - spiega la Gelmini - rende il lavoratore partecipe del proprio futuro. Chi non avrà la nomina - spiega la Gelmini - potrà continuare a dormire...».

Ma non abbiamo già dormito abbastanza?

La libertà comincia dall'ironia (Victor Hugo)


Gilda: garantire libero accesso a tutti come prevede anche l'UE

Graduatorie regionali, Gilda: garantire libero accesso a tutti come prevede anche l'UE

dalla Gilda degli Insegnanti, 19.4.2010

“Ciò che conta non è se l’organizzazione dei concorsi avviene a livello regionale, provinciale o nazionale, ma che siano pubblici e che l’accesso sia consentito a tutti i cittadini in possesso de...i requisiti richiesti dai bandi”. È quanto afferma il coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, Rino Di Meglio, commentando le dichiarazioni del ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, in merito alla proposta di riforma scolastica avanzata dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.“Non dimentichiamo poi – sottolinea Di Meglio – che le normative dell’Unione europea prevedono il libero accesso anche dei cittadini non italiani, ponendo come unico vincolo la conoscenza della lingua. Piuttosto che insistere nel voler bloccare l’ingresso di insegnanti provenienti da altre regioni – aggiunge il coordinatore della Gilda degli Insegnanti - sarebbe preferibile incoraggiare il radicamento sul territorio e la stabilizzazione dei docenti con meccanismi premiali”.Per quanto riguarda, infine, il reclutamento degli insegnanti, Di Meglio si dichiara nettamente contrario alla chiamata diretta da parte degli istituti, precisando che “le assunzioni, come per tutto il settore del pubblico impiego, devono avvenire attraverso concorsi. In caso contrario – conclude – si profilerebbe una palese violazione di quanto sancito dalla Costituzione”.

http://www.gildavenezia.it

IO PENSO EDUCATIVO...

IO PENSO EDUCATIVO (perchè son vivo).

"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia"

"In quanto alla loro vita di giovani di domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso so...lo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando non sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate."

(Don Lorenzo Milani)

domenica 18 aprile 2010

L'emigrante...



Incontro una fitta maglia di nodi, le ali non possono scioglierli. C’è il vento, qui c’è la genesi dei miei ricordi, e più giù il cuonzo dagli occhi sbottonati in onde di corallo dorato. Mio padre vorrebbe salutarmi, anche mia madre. Non riesco, faccio finta di legarmi il becco con una foglia, condivido un delittuoso silenzio che mi spacca ogni emozione ma elude l’illeggibile avventura.
Sto partendo. 
Sono obbligato. 
La valigia è pronta. 
Vorrei chiudere gli occhi e raccontare con libere e brillanti figure che un giorno tornerò in questo sole, che avrò i polmoni nuovamente saturi di quest’aria, che la mia è solo una delle tante camminate accanto al muro rovente nella fritillaria, che non devo far caso alle valigie che pesano sul mio corpo. Non sono stanco, non sono triste, non sono felice, non voglio pensare. Sono un tubo cavo come l’aereo che prenderò, come la brezza fiabesca che nessuno ha mai respirato, come l’idea di un luogo che non esiste ma in cui ci sono sedie per accomodarsi e divani per fare l’amore. No, non prenderò nessun aereo. Io sono la scimmia che scende dal ramo, quella che gioca a fare l’equilibrista o il funambolo che diverte il prossimo tuo come te stesso. Io sono la stella che si spegne in un buco nero, la cima di un monte lontano di cui non conosci il nome.
Io sono l’emigrante. Non farmi discorso, perché io sono il viaggio senza meta. Sono meridionale, sono la protesi del sistema. Qui non ci sono più gonne che si alzano e bandiere gonfiate dal vento, qui c’è una guerra fredda che ci ha bruciati per centocinquanta anni. Dalla cenere si levano fogli anneriti di carta. Spiraleggiando risalgono verso il centro del cielo. Tutto annerirsi. Da capo il cielo è solo macchia blu, dio è un braciere, gli amici testi sul display del cellulare, dio è mio padre che mi saluta e mi consiglia di stare attento. Sono gli occhi sbarrati di una donna che si perdono, come dadi, nel ventre di una balena sprofondata in un abisso viola. Io sono l’emigrante meridionale, e ciò non vuol dire nulla, lo so.
Eccomi, la scimmia che passa da un ramo all’altro senza toccare terra, il chiodo che tiene dritto un quadro, la mano che si sposta i capelli dalla fronte. Sto partendo, senza ansia, senza armi, senza bagagli, senza speranza.
Ho creduto di coprire distanze sconfinate dentro me stesso, ma erano spazi teneri come bocconi di pane, e ciò non è sufficiente.
Adesso mi tocca scucire ogni bordo, incontrando una fitta rete di nodi.


Aiuta gli Scapigliati...