giovedì 30 settembre 2010

Berlusconi: la sinistra ha rovinato la Scuola...

 

Roma, 30 set. - "Sulla scuola ho sentito critiche scarsamente documentate così come sulla giustizia e sulle cooperative. La sinistra ha costruito una forte egemonia culturale e politica con una capacità di ribaltare i fatti straordinaria. E' l'ennesima bugia, la spesa per la scuola è aumentata del 30 per cento, passando da 33 miliardi di spesa nel '99 a 43 miliardi nel 208 (2008, ndr). A questo aumento non è corrisposto nessun miglioramento della qualità anzi la scuola italiana, a giudizio di tutti, si è sempre più degradata...". 


Il Cavaliere rivolto ai banchi dell'opposizione aggiunge: "Avete trasformato la scuola in un enorme ammortizzatore sociale assumendo precari senza curarvi della qualita' degli insegnanti e dell'insegnamento così i ragazzi quando escono dalla scuola non hanno le capacità per inserirsi nel mondo lavoro". 
Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella sua replica al Senato.


I Docenti Scapigliati

Gli studenti difendono i docenti: "guadagnano poco e spesso sono precari..."

 

Gli insegnanti rappresentano il punto di partenza da cui costruire la nuova scuola ideale. Basta "con gli stipendi da metalmeccanici e gli anni di precariato che non portano a nulla" altrimenti i professori non saranno mai motivati ad essere piu' preparati, capaci di ottenere rispetto e di far mantenere i giusti ruoli e le giuste distanze.
A loro, rileva lo studio intitolato “La Scuola che Vorrei” svolto dai ricercatori dell’Università degli studi di Milano – Bicocca (guidati da Susanna Mantovani, docente di Pedagogia e prorettore dell’Università, e dalla Fondazione Intercultura) viene rimproverato di utilizzare metodi monotoni e passivizzanti, considerando gli studenti "non solo come un vaso da riempire di contenuti accademici, bensi' come menti fresche che criticano, si confrontano, analizzano, come succede, ad esempio, negli Stati Uniti".
Ma il progetto di ricerca, durato quasi un anno di lavoro, non si sofferma solo sulla figura dei docenti. La scuola, emerge dalla ricerca, e' trascurata, vecchia e ha molti difetti, ma per chi ha avuto il coraggio e la fortuna di avere anche un'altra esperienza, vederla da un po' di distanza, permette anche di valorizzarne le tradizioni e i pregi. Due le sintesi emblematiche, la prima negativa, la seconda piu' possibilista: "Abbiamo passato tanto tempo nella scuola, ma la nostra vita non era li"' e "La scuola italiana non sarebbe nemmeno tanto male se solo funzionasse".
Ma quali sono dunque i punti di forza e di debolezza della scuola italiana rispetto all'estero? Secondo i diretti interessati di positivo la scuola italiana permette un'equita' di accesso a tutte le classi sociali in scuole di qualita', offre un'ampia cultura generale, stimola i collegamenti interdisciplinari nelle materie umanistiche, richiede impegno e ore di studio, prepara sui fondamenti teorici delle materie, consente forti legami di amicizia, offre spazi di partecipazione e cittadinanza.

L'altra faccia della medaglia? Secondo gli studenti della ricerca la nostra scuola vuole far apprendere troppi contenuti: "Voli su tutto, ma non ti fermi mai a pensare. All'estero e' piu' leggera ma esci con qualcosa in testa, da noi esci, hai studiato tante cose, ma ti resta poco perche' non sai perche' ti serve"; induce atteggiamenti poco responsabili: "In Germania non ci sono le giustificazioni: sono piu' liberi e molto piu' responsabili".
Non solo, secondo i ragazzi la scuola italiana e' rivolta al passato in modo asfittico: "Non voglio solo tradurre una frase di Platone, ma poi anche discutere del contenuto, cosa vuol dire e se sono d'accordo"; e' troppo teorica; i metodi di insegnamento sono monotoni e passivizzanti "Forse in Italia si approfondisce di piu', ma in Danimarca gli studenti pensano da soli"; e' punitiva, non premia e non motiva: "In Svizzera riconoscevano gli sforzi e ti incoraggiavano"; e' spesso fatiscente, sporca e poco attrezzata; e' autoreferenziale e poco collegata col territorio, il mondo del lavoro e quello universitario; ha bassa stima dei giovani; pone al centro i programmi, non gli studenti; e' noiosa.
La ricerca si e' infine concentrata sull'elaborazione di una proposta concreta de "La Scuola che Vorrei", motivata dalla presa di coscienza delle deficienze della scuola italiana e dal confronto con quella straniera del Paese che li ha ospitati per un anno.
Tra le pecche della scuola italiana segnalate dagli studenti innanzitutto la sua durata. Diversamente da molti altri Paesi europei e non solo, dove il ciclo di studi e' di 12 anni, il nostro ne dura 13, uno di piu'. In altre parole: cosi' entriamo nel mondo del lavoro un anno dopo. La proposta: un unico percorso scolastico che offra la possibilita' di scelta o di approfondimento nell'ultimo biennio o triennio e che preveda che l'ultimo anno sia di transizione all'Universita' o al mondo del lavoro: "L'ultimo anno di preparazione all'universita' potrebbe evitare le tantissime bocciature alle facolta' con test di accesso o le scelte sbagliate".
In base all'esperienza all'estero, dove la rotazione delle classi e' una normalita', emerge una proposta concreta, quella della scelta e costruzione da parte dello studente del piano di studi: la scuola che vorrei deve strutturarsi, almeno a partire dal triennio, per il 60% del calendario con materie obbligatorie e nel rimanente 40% con quelle a scelta, organizzate con un sistema di crediti.
A sorpresa, gli studenti indicano tra le materie obbligatorie, oltre a un italiano che permetta di sapere scrivere, alla matematica e all'informatica ("Vogliamo studiare 'Con il' computer, non 'Il' computer"), all'inglese (meno letteratura, piu' conversazione), si insinuano anche lo sport (come "palestra fisica ed etica"), la geografia mondiale ("Non solo fisica, ma politica, culturale, ambientale"), la storia contemporanea ("Altrimenti, chi ci aiuta a guardare al nostro presente e al futuro?"), l'educazione civica e alla vita democratica ("Siamo cittadini del mondo!").
Tra le materie a scelta vengono indicate, tra le altre, 'Le' religioni (non solo quella cattolica), l'ecologia, le lingue extra-europee, l'economia e il diritto, la musica, la fotografia, il teatro, e si', anche il latino e il greco. Da non perdere un periodo di studio all'estero, come chiave di volta per una scuola che voglia aprirsi al mondo e le attivita' extrascolastiche come parte della vita scolastica ("Scuola come luogo di vita, come nei campus americani").
Dalla quantita' alla qualita'. Senza ridurre il numero di materie, anzi la loro varieta' e ampiezza e' un punto di forza della scuola italiana, tuttavia emerge dal confronto con l'esperienza all'estero che i nostri programmi vanno coordinati meglio rispetto alla durata del calendario: "Non si possono fare 40 volte i Sumeri e poi leggere a casa, a scuola finita, della Guerra Fredda!", vanno collegati molto di piu' al presente, liberati dal giogo della completezza e dal mito dell'enciclopedismo ("In Germania il professore ha fatto tre, quattro lezioni di presentazione del quadro storico del Medio Evo, poi noi abbiamo sviluppato delle tesine specifiche") e soprattutto sprovincializzati, allargati alla realta' del mondo ("La scuola italiana e' molto autocentrata culturalmente, ma neppure ti trasmette un forte senso di identita' nazionale").

Per quanto riguarda gli insegnanti, secondo lo studio di Intercultura, "dovrebbero diventare una categoria ammirata e rispettata dalla societa', sono coloro che hanno in mano l'educazione delle generazioni future, invece si trovano anche per colpe loro ma non solo, considerati alla stregua di qualsiasi impiegato pubblico".
La soluzione offerta dai ragazzi e' quella di un insegnante piu' giovane, colto, rigoroso: l'insegnante della scuola ideale, preparato culturalmente e rigoroso, deve apprendere a saper essere un interlocutore, allenatore e counsellor. In altre parole, un adulto coerente e un modello di condotta, capace di relazioni equilibrate, appassionato, che valorizza i giovani, colto e comunicativo.
Da non sottovalutare, infine, la formazione dei docenti: "Oltre alla laurea dovrebbero partecipare a un corso di uno, due anni per imparare ad insegnare", un sistema di valutazione della didattica, attualmente piu' diffuso nelle universita', una riforma della modalita' di selezione e reclutamento, con un sistema misto di concorsi e assunzioni dirette da parte degli istituti e che consenta di far carriera.
Fondamentale, infine, la valutazione che deve essere rigorosa ma prevedibile, chiara nei criteri e articolata. L'incoraggiamento e il riconoscimento degli sforzi sono una forza potente per spronare ad impegnarsi e per valorizzare il merito "In Italia se sei bravo, sei uno sfigato mentre all'estero sei considerato un modello".
Le proposte concrete: valutazioni su prove orali derivanti da dibattiti, non nozionistiche; valutazione su prove scritte argomentate e discusse in precedenza, un esame di maturita' su tutte le materie ma a meta' anno per poi concentrarsi su una tesi finale che metta in luce le capacita' individuali. Si' infine al voto di condotta: "E' giusto che chi non si sa comportare in modo civile venga penalizzato: nel mondo del lavoro chi non si sa relazionare o crede di comportarsi come vuole ha vita breve".
"La realizzazione di questa ricerca grazie alla collaborazione con l'Universita' di Milano-Bicocca - ha affermato Roberto Ruffino, segretario generale della Fondazione Intercultura - ci ha soddisfatto molto, perche' e' un'iniziativa che si inserisce perfettamente nel progetto della Fondazione Intercultura: aiutare le nuove generazioni ad aprirsi al mondo e a vivere da cittadini consapevoli e preparati in una societa' multiculturale".

fonti parziali: agi, il Velino, laRepubblica

mercoledì 29 settembre 2010

Agrigento: A FUOCO un gazebo dei docenti in protesta, definiti "PARASSITI"...

 

AGRIGENTO (ITALPRESS) - La notte scorsa ad Agrigento è stato dato alle fiamme un gazebo della Flc Cgil e dei precari della scuola allestito davanti all'ufficio scolastico provinciale. La struttura era stata montata per protestare contro la riforma Gelmini.  
La Cgil ha sporto denuncia.
La segretaria generale Mariella Maggio parla di "ennesimo episodio inquietante, che punta a minare l'agibilita' democratica, in questo caso quella relativa a una protesta pacifica. Ci sembra un brutto segnale, che merita attenzione - aggiunge Maggio -: ci chiediamo a chi giovi e a chi interessi mettere in atto simili azioni". Nelle settimane scorse, ricorda il sindacato, si erano verificati episodi analoghi, con bandiere e materiali della Cgil devastati.
Ignoti hanno spezzato una delle gambe della struttura in metallo e tentato di dar fuoco alla copertura in plastica. Forse il tipo di materiale ha impedito che l'incendio si propagasse. Si tratta del quinto e più grave degli atti vandalici realizzati finora. Tutto è iniziato con il danneggiamento di alcune bandiere, poi dei cartelloni. In seguito sono spuntate alcune scritte ingiuriose che offendevano la categoria, definita di "parassiti".
"Questo ultimo fatto ci inquieta molto - spiega la segretaria provinciale Cgil Mariella Lo Bello -, soprattutto perchè non capiamo per quale motivo questo luogo, che testimonia il bisogno di lavoro e la rivendicazione dei diritti di una categoria, dia fastidio a qualcuno".
Questa mattina il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, si è recato nei pressi dell'ex Provveditorato agli studi per portare la sua solidarietà ai dimostranti.
 

Il governo dei giovani (i 74 anni di Silvio Berlusconi)...


GELMINI copia da Wikipedia l'opuscolo sui 150 anni dell'Unità d'Italia...


L'opuscolo sui 150 anni dell'Unità d'Italia? Non è farina del suo sacco...

Lo sappiamo, il ministro Gelmini è impegnatissimo. Le attività politiche e amministrative la tengono occupata per tutto il giorno, domenica incluse. 
Avrebbe mai potuto dedicare il suo prezioso tempo per organizzare la stesura di un opuscolo sui 150 anni dell’unità d’Italia?
Distribuito dal ministero dell’Istruzione in occasione dell’apertura dell’anno scolastico il libretto ha una sola e inequivocabile fonte: Wikipedia, l’enciclopedia “free” on line.
La scoperta arriva fresca fresca dalle pagine dell’Unità di oggi, firmata dallo scrittore Marco Silva. Una scoperta che risale a una discussione già avviata in rete, e che l’Unità ha verificato e pubblicato.
“Il vergognoso libricino esiste”: si legge sul quotidiano. E si intitola davvero “I testi della memoria”, dedicato - appunto - ai 150 anni dell’unità d’Italia.
Un testo in cui le note storiche sono tutte “made in Wikipedia”. E che vengono riportate fedelmente nel pezzo dell’Unità.
L’opuscolo non riporta alcun nome né dell’autore né del curatore. Nonostante sia stato distribuito nel corso di un evento ufficiale e perfino alla presenza del presidente della Repubblica.
Come non bastasse, scrive ancora l’Unità, gli “esperti” del ministero non si sono neanche preoccupati di cambiare qualche parola, o correggere la punteggiatura.
Insomma, è bastato usare il  tasto “copia”, poi quello “incolla”, ed et voilà…tutto pubblicato nero su bianco.
Ora, se una cosa del genere l’avessero fatto gli studenti per una ricerca qualunque, l’insegnate gli avrebbe detto di riscriverla. Nel caso della Gemini…davvero…è difficile trovare parole.

fonti parziali: l'Unità; http://www.ilsalvagente.it

lunedì 27 settembre 2010

La Grecia riparte da Aristotele: riapre il "Liceo"...

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9d/Aristotle_by_Raphael.jpg 
Aristotele, in greco: Ἀριστοτέλης, Aristotéles (Stagira, 384 a.C. – Calcide, 322 a.C.)

La Grecia contro la crisi punta su cultura ed archeologia. Roma sta a guardare. La Città Eterna nel frattempo attende il restauro del Colosseo.
Il Liceo di Aristotele risorge dalle ceneri dopo oltre duemila anni al centro di Atene e riaprirà le porte al pubblico la prossima estate. La Sovrintendenza archeologica ha finalmente dato il nulla osta all'adattamento del sito a scopi turistici della prima vera scuola di insegnamento superiore della storia umana, fondata nel IV secolo a.C e distrutta nell'86 a.C. dai Romani. Aristotele fondo' il Liceo nel 336 a.C, al suo ritorno ad Atene dopo essere stato il tutore di Alessandro Magno.

Scrive Natali Poggi su Il Tempo:

Il Ministero della Cultura ha dovuto solo «ridimensionare» il progetto originario del grande parco archeologico unito al Museo Bizantino che prevedeva l'installazione di un grande tetto protettivo dal costo stratosferico di 5 milioni di euro. In regime di austerity, nell'attesa del rientro economico che scaturirà dall'apertura del parco, si è pensato di sostituire il tetto con alcune sovrastrutture protettive. Con il beneplacito degli storici perché così l'area s'avvicina di più al modello originale. Secondo la tradizione, infatti, Aristotele era solito insegnare ai suoi discepoli passeggiando (in tondo) all'aperto. Insomma c'è un grande entusiasmo per l'avvio dei lavori, gli archeologici sperano a breve, di restauro dell'antica scuola (il sito è stato scoperto casualmente quattordici anni fa durante gli scavi per il museo di Modern Art). Il ritardo è dovuto, neanche a dirlo, alla mancanza di finanziamenti. Che ora si sono trovati.
Si vuole riportare alla luce i resti dell'edificio che Aristotele fece costruire proprio lì dove sorgeva il santuario dedicato ad Apollo Lykeios (cioè «lupo», uno degli animali sacri al Dio) e che fu saccheggiato e raso al suolo dal generale romano Lucio Cornelio, e poi successivamente ricostruito. Il fermento ateniese, il progetto di ampliare l'offerta archeologica al turismo come anche la politica del governo ellenico che nonostante la crisi investe in cultura, chiamano in causa Roma e il Belpaese. In generale l'atteggiamento passivo e attendista dei nostri politici che tagliano fondi alla cultura e s'ostinano a trascurare l'immenso patrimonio artistico tramandatoci dal passato. La sfida della Caput mundi è ora il restauro del Colosseo, che è in assoluto il monumento storico più famoso al mondo.
Una priorità che non si può più rimandare: l'Anfiteatro Flavio è pieno di acciacchi e ha già cominciato a perdere i pezzi. Per rimetterlo a nuovo e consegnarlo all'eternità servono ben 25 milioni di euro. A caccia di sponsor il Comune ha pubblicato un bando internazionale. Il restauro non potrà prescindere dalla riqualificazione dell'intera area archeologica e dalla creazione del «parco» dei Fori Imperiali e, naturalmente, dall'eliminazione della viabilità che ha ridotto l'Anfiteatro a uno spartitraffico. La strada è lunga e tortuosa ma non si tratta di una mission impossible. L'importante è crederci. L'esempio di Atene ci illumini.

Bologna 29 Settembre - Uniti per la Ricerca la Cultura la Scuola...

Riceviamo e pubblichiamo.
 
UNITI PER LA RICERCA LA CULTURA LA SCUOLA
TEATRO APERTO ALLA CITTA’
29 settembre 2010 - ore 17,30  Teatro comunale e dintorni
Giornata  europea di lotta per il lavoro e la conoscenza


Il 29 settembre sarà per l’Europa una giornata di lotta per il lavoro e la conoscenza. L’appuntamento, deciso dal Forum Mondiale per l’Educazione vedrà fiorire iniziative di lotta in moltissime città del nostro continente. I problemi che ogni giorno di più, si affacciano attorno al mondo della formazione, della ricerca,  della scuola e più in generale della cultura  sono ormai all’ordine del giorno in ogni angolo del pianeta. Il nostro paese, in modo particolare, soffre da troppo tempo di una pervicace disattenzione, di un’ottusa sottovalutazione di tali problemi. L’Italia è il paese europeo che investe meno in formazione e cultura, i nostri insegnanti sono i peggio pagati, le nostre classi le più affollate, le strutture scolastiche le più malmesse. A tutto questo si deve aggiungere che il susseguirsi di riforme e aggiustamenti, fatti prevalentemente di tagli di bilancio e di personale, hanno impoverito in modo feroce il nostro sistema formativo. Ciò è tanto più grave in un momento in cui la crisi economica, produttiva e finanziaria stringe drasticamente i margini di sopravvivenza di miliardi di persone. Paesi più perspicaci del nostro, oggi investono massicciamente nella scuola e nella ricerca, ben consci del fatto che i processi rapidissimi di globalizzazione della produzione e del lavoro reclamano sempre di più solide basi di conoscenza e di saperi.
In questa cornice noi, insegnanti, genitori, studenti italiani, siamo ridotti a chiedere che le supplenze brevi siano attivate fin dal primo giorno in modo che i nostri figli non debbano migrare distribuiti in altre classi; siamo ridotti a chiedere che le nostre scuole non ci crollino addosso come troppe volte è accaduto; siamo costretti a chiedere che ci vengano riconosciuti crediti pregressi per milioni di euro mentre i nostri ragazzi devono andare a scuola con la carta igienica nello zaino; siamo ridotti a pagare servizi e attività che la nostra Costituzione vorrebbe gratuite; siamo costretti a guardare impotenti crescere e rafforzarsi il sistema scolastico privato; siamo costretti a reclamare che le classi e i bagni delle nostre scuole vengano puliti come si deve e si potrebbe continuare per ore.
Per queste e molte altre ragioni, abbiamo deciso di aderire a tutte le iniziative che si pongano il problema di informare su quanto sta accadendo alla nostra scuola pubblica, di illuminare le rughe profondissime del nostro sistema culturale: non solo la scuola, ma il nostro teatro, il nostro cinema, la nostra editoria indipendente stanno soffrendo moltissimo.  Se si spegne la cultura si spegne tutto.
In queste settimane abbiamo assistito ad una esplosione di iniziative in tutto il paese, da Aosta a Messina: nugoli di sindaci che occupano le loro scuole insieme a genitori e insegnanti, insegnanti precari in sciopero della fame, biciclettate intorno alle istituzioni scolastiche, genitori che allestiscono preoccupati, finti funerali della scuola, maestre che salgono sui tetti come i metalmeccanici e perfino dirigenti scolastici prendere pubblica posizione contro le pulsioni distruttive della cosiddetta riforma Gelmini.
Il 29  settembre noi saremo presenti.  Ci saranno i nostri bambini che reciteranno ”gli gnomi di Gnu” di Umberto Eco, i nostri striscioni da colorare e appendere,  i nostri messaggi, i nostri rappresentanti a dire quel che va detto.
Se saremo tanti, magari con i nostri figli, potrebbe uscirne una bella giornata e questo farebbe bene a noi, alla nostra scuola e magari domani, anche alla Gelmini.

Sul nostro blog (http://www.assembleascuolebo.org) si possono trovare il volantino dell'iniziativa, e il resto del materiale per diffonderlo. Ricordiamo che sul blog è presente anche quanto discusso durante l’ultima assemblea e gli aggiornamenti sulla normativa (supplenze ed altro)
  
Assemblea genitori insegnanti scuole Bologna e provincia

Doccia fredda della Gelmini sugli scatti di anzianità...

 

Mentre la maggior parte dei sindacati di categoria saluta con soddisfazione la conferma a settembre di quegli scatti di anzianità per il personale scolastico che sembravano destinati a scomparire per sempre dalla carriera, e guarda con fiducia a qualche forma di salvataggio per i prossimi anni, arriva direttamente dal ministro la doccia fredda sul futuro degli scatti.
La Gelmini, nel corso della festa del Pdl a Milano, ha dichiarato: 

Non vedo l'ora che si superi il sistema degli scatti di anzianità e con i ministri Sacconi e Brunetta ci stiamo lavorando. Basta con le risorse a pioggia a prescindere dai meriti. La sinistra è convinta di ridurre il dibattito sulla scuola a una questione ragionieristica, che basta aumentare le risorse per risolvere i problemi". Invece, ha aggiunto, "se vogliamo davvero far sì che la scuola diventi un volano di sviluppo, dobbiamo fare un discorso di qualità, non solo di numeri. Non possiamo trattare allo stesso modo i buoni e i cattivi insegnanti, servono trattamenti diversi in base ai risultati raggiunti e lo stipendio a fine mese non può essere lo stesso. Grazie ai tagli e ai risparmi avremo il 30 per cento in più di risorse da investire, circa un miliardo di euro l'anno nella qualità del nostro sistema scolastico e nel sostegno alle famiglie che hanno problemi a mantenere i figli all'università.

La tesi del ministro di dare spazio al riconoscimento del merito non è certamente nuova; lo hanno detto altri ministri dell'istruzione, a cominciare, dieci anni fa, da Luigi Berlinguer che si giocò con il cosiddetto concorsone il suo incarico. Dal dire al fare...
Ma su quel 30% grava tutta l'incognita della recente manovra finanziaria. Sarà utilizzato per salvare gli scatti o per il merito? Alla fine potrebbe capitare che si perdano per il futuro gli scatti senza un significativo investimento per una carriera che premi il merito. Aspettiamo lumi.

Un nuovo "rossetto"...

domenica 26 settembre 2010

Lettera a TUTTI gli Italiani (I Docenti Scapigliati)

Lettera a TUTTI gli Italiani


Carissime/i,

abbiamo bisogno di dirvi subito due parole: NON DIVIDIAMOCI.
Sentiamo crescere un sentimento che ci mette l’uno contro l’altro, e questo non ci piace, ci mette paura.
Noi abbiamo un grande sogno, far diventare nuovamente GRANDE il nostro Paese. Noi crediamo che il lavoro, la cultura e l’istruzione siano la base della civiltà, per questo siamo molto rattristati dal modo in cui si sta trattando la Scuola Pubblica.
Sappiamo che c’è una crisi spaventosa, che è necessario fare dei tagli e che l’Italia ha un debito pubblico che farebbe venire le vertigini anche ad un bassotto.
Sappiamo anche che la crisi non dipende soltanto dai Governi, ma da un sistema economico che ha trasformato il lusso in necessità.
Però vi poniamo una domanda: è giusto tagliare così tanto le risorse per la Scuola Pubblica?
Noi crediamo che sia profondamente sbagliato.
I nostri figli hanno bisogno di un’offerta formativa vincente, non del taglio del tempo pieno. Hanno bisogno di classi meno affollate, di programmazioni più funzionali, di edifici sicuri, di scambi e interazioni con il mondo che li circonda.
Noi vogliamo una Scuola Pubblica vincente, aperta a tutti, gratuita.
Noi non vogliamo riempiere i nostri figli di sterili informazioni, vogliamo farli crescere in piena armonia, dando loro tutte le possibilità di sviluppo.
Noi li vogliamo far germogliare.

L’Italia è un Paese dalle risorse IMMENSE. Noi amiamo l’Italia, amiamo la nostra Lingua, le nostre tradizioni, la nostra Arte, le nostre diversità, il nostro grandioso passato. Ma ci guardiamo intorno e vediamo tanta indifferenza, da Palermo a Torino, dalla Campania al Friuli.
Che Paese stiamo diventando?
Perché tanto odio?
Dov’è finita la voglia di vivere, di sorridere e di pensare al domani, che tutti ci invidiavano subito dopo il secondo dopoguerra?
Se vogliamo far crescere questo Paese, se vogliamo crescere insieme, dobbiamo fare delle scelte INSIEME.
La condivisione è il futuro di ogni Comunità.
E con questo intendiamo dire che non siamo contro la mentalità aziendale, contro il liberismo, contro l’economia dei consumi. Tuttavia riteniamo, in tutta onestà, che l’istruzione di un bambino non debba subire alcun calcolo di natura economica. I giovani sono il Futuro dell’Italia, e la Scuola è il luogo in cui i giovani si incontrano, studiano, entrano in relazione, sorridono e diventano adulti responsabili. 
Scriviamo col cuore in mano, scriviamo sapendo che è difficile essere ascoltati.
Noi siamo Professori e Maestri, e ci dispiace essere considerati dei “privilegiati” o dei fannulloni. Magari tra di noi ce ne saranno tanti, ma le generalizzazioni mortificano ingiustamente e non fanno fare un passo all’intelligenza di chi le dissemina.
Noi amiamo il nostro lavoro, noi viviamo per i nostri alunni, attaccare la classe docente può far comodo a qualcuno, ma è un gesto indegno e privo di responsabilità.
Carissimi Italiani che state leggendo questa lettera, noi vi proponiamo queste domande:

1) Perché stabilire un limite al numero degli insegnanti di sostegno, se i ragazzi che hanno bisogno di questo servizio stanno aumentando? Torniamo al problema di cui parlavamo prima: è giusto tagliare risorse all’integrazione dei bambini diversabili? Non c’è un limite, una morale, un “buon senso” quando si tratta di economia?

2) Perché il Ministero dell’Istruzione sostiene che è aumentato il “tempo pieno” quando di fatto è drasticamente diminuito ovunque, e in certe regioni del Sud non c’è praticamente mai stato?

3) Perché non assumere in ruolo i precari? Ci sono migliaia di docenti, applicati di segreteria e collaboratori scolastici che sopravvivono con contratti a tempo determinato da moltissimi anni. Alcuni hanno punteggi astronomici in graduatoria, e addirittura una carriera ventennale da supplente. È giusto continuare così?

4) Molti colleghi rischiano, per effetto della Riforma, di non lavorare più. Dopo anni e anni di contratti annuali, non avranno più la nomina. Ma in questo modo si perderà il prezioso contributo di lavoratori competenti e preparati. Dov’è la tanto sbandierata qualità se di fatto si tagliano i lavoratori più esperti?

5) Insegnare è difficile, ma in una classe con troppi alunni è impossibile. Perché risparmiare sulle spalle degli allievi, abbassando la qualità del servizio?

Vi ringraziamo per aver letto le nostre parole.


I Docenti Scapigliati

Mario Giordano. La scuola non è un ufficio di collocamento (da Libero)...



Mario Giordano

L’altro giorno leggendo l’articolo in merito allo sciopero dei precari a Messina è riaffiorato nella mia mente un dubbio che voglio condividere con lei. Questi precari che esercitano il loro sacrosanto diritto allo sciopero sono all’altezza del loro compito che con tanta energia rivendicano? Vale a dire, sono capaci di insegnare alle nuove generazioni? Non credo. Pertanto, a mio modesto parere, una possibile soluzione potrebbe essere quella di far sostenere, ai 220 mila precari, un esame di cultura generale sufficiente a scremare più del 50% dei candidati. Ai restanti assegnerei le cattedre dei professori vicini alla pensione, ma soprattutto toglierei la cattedra a coloro che svolgono, oltre alla professione di insegnante, quella di libero professionista. Cosa vuole, del resto Longanesi diceva: «Tutto ciò che non so l’ho imparato a scuola», ovviamente scuola con la c non con la q.

NICOLA CHITI

Risposta di Mario Giordano:
Sì. Longanesi diceva proprio così: «Tutto ciò che non so l’ho imparato a scuola». E Bertolt Brecht, dal canto suo, scriveva: «Durante i miei nove anni alle superiori non sono riuscito a insegnare nulla ai miei professori». Giovanni Papini nel 1914 pubblicò un’invettiva intitolata: “Chiudiamo le scuole”. Ma sarebbe pericoloso, se non altro perché, come sosteneva Chesterton «senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite». Basta così, però, con le citazioni: sulla scuola non è più tempo di scherzare. Mi spiace molto per i 220mila precari, ma l’errore non è stato di non assumerli adesso: è stato di illuderli in passato. Tutte le statistiche, infatti, confermano che l’Italia è il Paese che ha il numero maggiore di insegnanti sia in rapporto agli studenti (ce ne sono 9,1 ogni 100 studenti, in Germania solo 6,6, in Gran Bretagna 6,9, in Francia 8,3, negli Stati Uniti 6,5) sia in rapporto alle ore d’insegnamento (sono 594 per un prof delle superiori italiane contro le 705 del suo collega tedesco o le 1080 del suo collega americano). Che ci fanno altri 220mila insegnanti in lista d’attesa? Chi li ha illusi che la scuola fosse un ufficio di collocamento, anziché un luogo di trasmissione della cultura?
Sono convinto che tra quei 220mila ci sono molti giovani preparati, per carità. Ma ci sono anche molti che non superebbero l’esame che lei propone. E soprattutto sono convinto che questo sistema che allunga all’infinito l’attesa di centinaia di migliaia di giovani sia quello che tecnicamente si può definire uno perfetto strumento di selezione dei peggiori. Ci pensi, caro Chiti: chi resta a sognare un posto da professore per anni e anni, fra disagi e graduatorie e risicate supplenze? Solo chi non ha altre prospettive, è evidente. Gli altri, quelli più bravi, quelli dotati di qualche talento e abilità appena possono intraprendono altre strade. Poi ci si stupisce se in cattedra ci vanno persone sbalestrate e impreparate, quelle convinte che gli indiani d’America furono messi nelle “conserve” e che la Russia di Stalin deportò molte persone nei “gulash”.
Per quanto riguarda i professori con il secondo lavoro, poi, sono perfettamente d’accordo con lei: ce ne sono troppi. E da troppo tempo la fanno franca, umiliando la fatica di chi , invece, alla scuola dedica tutta la vita. Lei pensi che qualche tempo fa a Taranto venne scoperto un docente di filosofia che nascondeva, dietro a lunghi periodi di assenze, la gestione niente meno che di cinque profumerie. Non male no? Critica dello Chanel pratico, fenomenologia del gelsomino. In fondo tra Kant e l’Orèal che differenza c’è? Si tratta sempre di studiare l’essenza…


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Bedazzled...

Droptris...




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venerdì 24 settembre 2010

Pellegrino (PDL) choc: "Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano"...

 

Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano. Meglio per tutti una comunità, dove mandarli seguiti da personale specializzato. Parole dell’assessore all’Istruzione di Chieri, comune torinese di 36 mila anime adagiato sulle colline verso l’Astigiano.

Corsi militari per gli studenti in Lombardia, è polemica...

 

Milano, 24 set. (Apcom) - Non si placa la polemica sul progetto "Allenati per la vita" riservato a un migliaio di studenti delle scuole superiori della Lombardia, che prevede, tra l'altro, materie come "cultura militare", "armi e tiro" (con visite al poligono e esercitazioni di con arco e pistola ad aria compressa), "sopravvivenza in ambienti ostili" e "difesa nucleare, batteriologica e chimica" insegnate da un centinaio di istruttori volontari dell'Unione nazionale ufficiali in congedo (Unuci). L'iniziativa, giunta alla sua quarta edizione e la cui adesione è volontaria ma è valida come credito formativo, è promossa dall'Ufficio scolastico lombardo e quest'anno ha l'investitura ufficiale dei ministri Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa. Mentre molti docenti hanno sollevato dubbi sull'iniziativa, il settimanale cattolico "Famiglia Cristiana" ha attaccato l'iniziativa parlando di "scelta che sa di antico e sembra appartenere ad un'altra epoca", e la sinistra radicale, il Partito Democratico e le associazioni pacifiste stanno protestando parlando di "clima da collegio militare", "cultura da scuola di guerra", "studenti con l'elmetto", "iniziativa diseducativa" in cui gli studenti vengono chiamati "cadetti" e le squadre "pattuglie".

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I Docenti Scapigliati

martedì 21 settembre 2010

Le graduatorie sono da abolire. Meglio un albo e chiamata diretta (ilSole24ore)


 

La protesta dei precari e il nuovo sistema di formazione iniziale degli insegnanti, presentato recentemente dal ministro Gelmini, propongono due interrogativi sul futuro a lungo termine della scuola italiana. Come riportare il numero di insegnanti a misura delle effettive dimensioni della popolazione scolastica? Come garantire il loro ricambio generazionale?

Negli ultimi 30 anni, l'Italia non ha trovato il coraggio di ridimensionare il proprio corpo docente, nonostante il numero di studenti che entrano ogni anno nella scuola si sia dimezzato. Risultato: pur considerando le specificità del nostro sistema d'istruzione (come l'integrazione dei disabili) oggi il numero degli insegnanti per alunno è nel nostro paese di un terzo superiore alla media Ocse nelle primarie e nelle medie, del 15% nelle superiori. L'eccesso di docenti non ha del resto portato evidenti benefici in termini di bontà degli apprendimenti: è comprensibile che il governo abbia fortemente rallentato gli ingressi nella scuola per liberare risorse da destinare - almeno secondo le dichiarazioni - al miglioramento della qualità.

A scapito, però, dei 229mila precari delle cosiddette "graduatorie a esaurimento", che vedono ridursi le loro legittime aspettative di stabilità, accumulate in anni di formazione e di lavoro in aula, alimentate dalla promessa implicita (e talvolta esplicita) di molti governi che fosse sufficiente "mettersi in fila" e aspettare in media dieci anni per passare in ruolo. Lo scontro è, dunque, fra due esigenze, entrambe fondate.
Ma gli insegnanti italiani sono anche troppo vecchi: la loro età media è, infatti, la più elevata al mondo. Perché abbiamo moltissimi over 50, ma anche perché quelli con meno di 30 anni praticamente non esistono. Sono l'1,4% nella primaria (media Ocse 15,3%), scendono addirittura allo 0,5% nelle medie e nelle superiori (media Ocse rispettivamente 12% e 10,5%).

Supponiamo che il governo - come annunciato - trovi le risorse per fare entrare in ruolo gli attuali 230mila precari, la cui età media è 38 anni. Tutto è bene quel che finisce bene? Purtroppo, no. Con gli attuali trend demografici, ciò significherebbe precludere ancora per 15 anni almeno - una generazione - l'accesso alla scuola alle nuove leve che desiderano intraprendere la professione docente.
 
 Sarebbe bene, invece, avere insegnanti più giovani. Perché la minore differenza d'età e la maggiore familiarità con le nuove tecnologie della conoscenza li faciliterebbe presumibilmente nel compito d'interpretare le esigenze di apprendimento dei loro allievi.
Perché ragionevolmente avrebbero motivazioni elevate, specie se venissero introdotte significative progressioni di carriera e incentivi alla qualità dell'insegnamento. Perché la loro qualità professionale potrebbe essere garantita da una formazione iniziale più rigorosa e selettiva: proprio come si propone di essere quella appena proposta che, rebus sic stantibus, rischia invece di rimanere un contenitore vuoto. Se l'accesso delle nuove leve fosse impedito per altri 15 anni, chi avrebbe ancora il coraggio d'intraprendere la professione di insegnante?

In conclusione, se il corpo docente va ridimensionato e insieme ringiovanito, dalla situazione presente è difficile uscire senza traumi sociali. Realisticamente, il punto è come attenuarli e ripartirli nel modo più equo possibile, realizzando i due obiettivi ed evitando di concentrare sui più giovani (e meno tutelati) i costi di un'operazione comunque non indolore.
Una soluzione praticabile si basa su due passaggi. Sappiamo che, per ragioni anagrafiche, nel prossimo decennio circa 300mila insegnanti andranno in pensione, come confermano anche le stime governative. Il processo andrebbe accelerato con incentivi all'uscita e pre-pensionamenti: nel giro di pochi anni, il numero d'insegnanti potrebbe ritornare a un livello fisiologico, aprendo lo spazio per nuovi ingressi, in particolare in quelle aree disciplinari (matematica, ad esempio) oggi carenti, ma essenziali per il futuro dei ragazzi e del paese. Il costo economico per il sistema pensionistico sarebbe significativo, ma probabilmente inferiore a quello sociale del mancato ricambio generazionale.

Il secondo passaggio è abolire le graduatorie, che regolano l'accesso all'insegnamento per anzianità, passando alla chiamata diretta da parte delle scuole fra gli iscritti a un albo professionale. La scelta fra gli attuali precari e i giovani aspiranti docenti che hanno completato la formazione iniziale andrebbe fatta sulla base delle qualificazioni e capacità, non solo dell'anzianità: i migliori fra i precari - sebbene non tutti - vedrebbero premiate le loro aspettative. Ma, al tempo stesso, non si chiuderebbero le porte della scuola a un'intera generazione di neolaureati.
 


lunedì 20 settembre 2010

20 Settembre 1870 - Porta Pia...


Il 20 settembre 1870 le truppe italiane, dopo aver aperto con l’artiglieria (dopo cinque ore di cannoneggiamento) una breccia di 30 metri nelle mura che in quel tempo cingevano la città e dopo aver sostenuto un breve combattimento con le truppe pontificie, entrarono nella città presso Porta Pia (una delle porte che si aprono nelle Mura aureliane di Roma), accolte calorosamente dalla popolazione. 
Il Papa al fine di evitare stragi inutili, ordinò al generale papalino Kanzler di arrendersi al generale Raffaele Cadorna comandante delle truppe italiane. Sulle ragioni per cui Pio IX non volle una estrema resistenza alle truppe italiane sono state fatte varie ipotesi; ma la tesi più accreditata è che essendo ben consapevole dell’enorme inferiorità delle sue forze rispetto a quelle italiane tendesse a figurare agli occhi del mondo come aggredito ed ottenere aiuti dagli altri stati cattolici.
Egli condannò aspramente quell’ atto di prepotenza e si ritirò in Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo Stato e dichiarandosi “ prigioniero politico “. Un mese più tardi emanò l’enciclica “Respicientes “ con cui dichiarò ingiusta e invalida l’occupazione italiana e scomunicò il re d’Italia e tutti quelli che avevano contribuito in qualunque modo alla conquista di Roma.
Come per le altre volte si tenne il 2 ottobre 1870 un plebiscito popolare che sancì in modo definitivo l’annessione di Roma all’Italia. Successivamente il senato italiano votò il 27 gennaio 1871 il trasferimento della capitale da Firenze a Roma con 94 voti favorevoli e 39 contrari.
Il potere temporale dei papi era definitivamente cessato.
 
 

Accordo Gelmini - La Russa: lo studente diventa "soldato"...

 

"Questo protocollo è molto simile al modello di scuola che c'era nel fascismo e nel nazismo. A di là delle idee politiche, il risultato di quella scuola era di avere giovani vittime del bullismo, che viene incentivato dalle attività fisica; giovani molto ignoranti, perchè queste attività fisiche non possono essere svolte in un'ora al giorno; giovani completamente rimbambiti dalla propaganda di regime, che è connessa intimamente ad una attività fisica così intensa. Insomma, il protocollo Gelmini-La Russa è un protocollo per creare i nuovi balilla del 2000"  (Antonio Rispoli, Julienews.it)

Si chiama “allenati per la vita”. E’ il corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico, rivolto agli studenti delle scuole superiori, frutto di un protocollo tra ministero dell’Istruzione e della Difesa. E che cosa serve a un ragazzo per allenarsi per la vita? Esperienze di condivisione sociale, culturale e sportive , informa la circolare del comando militare lombardo rivolta ai professori della regione.

Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico-militari”.

Il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa viene spiegato nella stessa circolare: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”.

Secondo il progetto Gelmini-La Russa, che ha già sollevato perplessità tra i professori che hanno ricevuto la circolare, “la pratica del mondo sportivo militare, veicolata all’interno delle scuole, oltre ad innescare e ad instaurare negli studenti la “conoscenza e l’apprendimento” della legalità, della Costituzione, delle istituzioni e dei principi del diritto internazionale, permette di evidenziare, nel percorso educativo, l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti (il termine è proprio pattuglie, recita la circolare, termine che ha fatto storcere il naso a molti docenti, ndr)”. Intanto si è aperto il dibattito: è giusto trasformare la scuola pubblica in un collegio militare? O è solo un'opportunità in più per i ragazzi di avvicinarsi a organismi e istituzioni come protezione civile, esercito e croce rossa? 

fonte: http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/la-scuola-militare.aspx

"La privacy tra i banchi di scuola"...


La privacy tra i banchi di scuola

Si possono usare i videofonini a scuola? Gli scrutini sono pubblici? Si possono filmare le recite scolastiche? Le scuole possono installare telecamere?
A questi e ad altri quesiti risponde il nuovo vademecum del Garante per la protezione dei dati personali dedicato alla scuola. Scritta con un linguaggio volutamente semplice e meno tecnico possibile, la guida intende offrire un primo contributo a presidi, insegnanti, operatori scolastici, ma anche a genitori e studenti, per approfondire i temi legati alla privacy.
La scuola è chiamata ogni giorno a costruire le condizioni per un futuro migliore delle nuove generazioni.
Non solo nello studio, ma anche nelle esperienze di vita che coinvolgono alunni, professori e personale scolastico si definisce il mondo dei valori che permette alla società di crescere nel rispetto reciproco.
Questa sfida positiva – nella scuola – riguarda anche il "corretto trattamento dei dati personali". Un’espressione che può sembrare asettica, ma che in realtà costituisce una condizione essenziale per il rispetto della dignità delle persone, della loro identità, del loro diritto alla riservatezza.
 

La guida del Garante privacy
Oltre a chiarimenti sulla corretta applicazione della normativa in materia di protezione dei dati personali, la guida fornisce indicazioni generali tratte da provvedimenti, pareri e note del Garante. Per facilitarne la consultazione, la guida è organizzata in cinque brevi capitoli (Regole generali, Voti ed esami, Informazioni sugli studenti, Foto audio e video, Sicurezza e controllo) che riportano regole ed esempi, e in due sezioni "di servizio" (Parole chiave, Per approfondire) utili per comprendere meglio la specifica terminologia utilizzata nella normativa sulla privacy e per avere un sintetico quadro giuridico di riferimento.

L'opuscolo in formato cartaceo può essere richiesto all'Ufficio relazioni con il pubblico, Piazza di Monte Citorio n. 123, lunedì-venerdì ore 10,00-13,00 e-mail: urp@garanteprivacy.it

È morto Francesco Adorno...

 
Francesco Adorno
 (Siracusa, 9 Aprile 1921 - Firenze, 19 Settembre 2010)

E' morto all'eta' di 89 anni, a Firenze, lo storico della filosofia antica Francesco Adorno. Sui suoi libri e manuali hanno studiato generazioni di liceali e universitari. 
Nato a Siracusa, si laurea in filosofia a Firenze nel 1944 e insegna nelle Universita' di Bari, Bologna e Firenze. E' presidente dell'Accademia toscana di scienze e lettere "La Colombaria" e del Museo e istituto fiorentino di preistoria. Tra le sue opere: Introduzione a Socrate, 1970; I Sofisti e Socrate, 1952; Studi sul pensiero greco, 1966; La cultura filosofica ellenistica, in Storia e civilta' dei greci, IX, MIlano 1977; L'eredita' greco-latina e la formazione della "cultura" europea tra il XV e il XVIII secolo, in Studi politici in onore di L. Firpo, II, Torino, 1990; Il pensiero politico di Platone, Torino, 1990. Contribuisce alla traduzione delle opere di Platone e cura l'edizione critica di alcuni testi umanistici fiorentini. Gli interessi di Adorno sono rivolti, in primo luogo, ad una ricostruzione filologicamente rigorosa di alcuni momenti e figure del pensiero antico: la formazione della scuola ionica, Socrate, Platone, la prima Accademia, le scuole ellenistiche, Epicuro, Seneca. (ITALPRESS)

Contributi dell'autore all'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche:

Interviste
I Docenti Scapigliati

Protesta dei precari anche al Festival della Filosofia (Modena)

Il Coordinamento Precari della Scuola di Modena ha organizzato sabato sera una protesta simbolica in occasione dello spettacolo di Paolo Rossi. Alcuni attivisti del Coordinamento all’inizio dello spettacolo hanno aperto davanti al palco uno striscione con su scritto: “200 mila licenziamenti: ecco la nostra fortuna. Coordinamento Precari Scuola Modena”.
Il riferimento è al tema della festival, dedicato quest’anno alla fortuna. Lo striscione è stato applaudito dal pubblico con una vera e propria ovazione. Il Coordinamento ha poi lanciato ripetutamente lo slogan: “La scuola pubblica non si tocca la difenderemo con la lotta”.
Il Coordinamento Precari della Scuola di Modena ritiene che solo con la lotta, nell’unità nella lotta dei lavoratori del pubblico e del privato, si possano respingere gli attacchi del governo e di Confindustria. Per questo una delegazione del Coordinamento Precari della Scuola era presente al presidio notturno organizzato venerdì dalla Rsu Fiom Ferrari di Modena: sabato mattina eravamo al fianco degli operai durante i picchetti davanti ai cancelli della fabbrica. Come gli operai della Ferrari hanno sempre portato la loro solidarietà alle nostre lotte – con una presenza costante ai nostri presidi e alle nostre iniziative – così cercheremo di essere al loro fianco nella lotta contro gli attacchi che stanno subendo da parte di Marchionne a Confindustria.
Riteniamo ipocrite le esternazioni del Pd e delle altre forze del centrosinistra contro i tagli alla Scuola pubblica. Se è vero che oggi il governo Berlusconi è il responsabile del più grande licenziamento di massa (200 mila precari perderanno il lavoro in tre anni), è altrettanto vero che lo smantellamento della scuola pubblica viene da lontano: vi hanno contribuito precedentemente i governi di centrosinistra. Basta pensare ai 40 mila tagli dell’ultimo governo Prodi o al decreto “Bersani” che per primo ha trasformato le scuole in fondazioni di diritto privato.
Sono numerose le iniziative in programma nei prossimi mesi: ma siamo consapevoli che solo con la mobilitazione di massa e a oltranza sarà possibile ottenere il ritiro dei tagli. L’esempio ce lo dà il Sud Africa, dove i lavoratori del pubblico impiego hanno scioperato per due settimane riuscendo a strappare aumenti salariali, nonostante anche là come in Italia le leggi limitino fortemente il diritto di sciopero.

fonte: http://www.modena2000.it/2010/09/19/la-protesta-dei-precari-della-scuola-arriva-anche-al-festival-della-filosofia/

giovedì 16 settembre 2010

Sconfiggeremo il cancro (Berlusconi, 20 Marzo 2010)...

 

Per non dimenticare. Bisogna ricordare. E ricordare di ricordare.
Ecco un frammento del discorso pubblico di Silvio Berlusconi, 20 Marzo 2010.

Ci aspettano tre anni di lavoro - ha detto - Tre anni nei quali, uscendo via via dalla crisi, attueremo le grandi riforme. Le riforme istituzionali, dalla riduzione del numero dei parlamentari, all'elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica; la grande, grande, grande riforma della giustizia; la profonda riforma e l'ammodernamento del sistema fiscale, la questione del federalismo. Continueremo con la stessa determinazione la lotta contro la mafia e la criminalità organizzata. Vogliamo dare più sicurezza per i cittadini, vogliamo arrivare ad avere meno tasse, meno burocrazia, più infrastrutture e più verde. Vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini. Dobbiamo affrontare questi tre anni forti di un pieno mandato dagli italiani perché saranno tre anni decisivi per quella rivoluzione liberale che abbiamo promesso agli italiani.


Gelmini: Bersani e la sinistra hanno creato il disagio della scuola...


(ASCA) - Roma, 16 set - ''Bersani capisca che la speculazione politica sulla scuola non paga e ha reso 'zero' in termini politici al Partito Democratico. Ripetere gli stessi slogan da venti anni dimostra che sul tema dell'istruzione la sinistra non ha saputo elaborare nessun progetto riformista.
Vuole solo mantenere lo status quo affinche' nulla cambi''.
Cosi', in una nota, il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, risponde al leader del PD che oggi l'ha accusata di non voler dare risposte ai precari.
''Bersani e la sinistra - avverte Gelmini - non possono dare lezioni: sono loro i primi responsabili di una situazione inaccettabile. Per decenni hanno venduto illusioni ai giovani attraverso politiche clientelari. Oggi Bersani cerca di speculare proprio sul disagio che lui stesso e la sua area politica hanno contribuito a creare''.
 
''Il governo ha fatto un disastro di proporzioni cosmiche sull'universita'''. Lo ha detto il segretario dei democratici Pierluigi Bersani, ieri a Cagliari. ''Stiamo andando in una situazione caotica - ha detto Bersani -, con una riduzione dell'offerta formativa che e' in controtendenza con tutto il mondo, e con un disagio forte. Sono andati giu' con il badile, hanno chiamato 'riforma Gelmini' una stretta di Tremonti da 8 miliardi e hanno sagomato su questa tutto il resto. Non e' mica un caso che a scuola dicano agli alunni di portarsi la carta igienica appresso. E' roba da matti, scandalosa. Con un paese che ha abbuonato l'evasione fiscale facendo pagare il 5% a ch doveva pagare il 40. Bastava far pagare il 6 o il 7% e non avremo questo problema, pe'erche' avremo ricuperato 100 miliardi di euro''.

mercoledì 15 settembre 2010

"FOREIGN POLICY" (USA): "L'Italia di Berlusconi è un bordello"...

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiero in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Il prestigioso Foreign Policy non era mai stato così esplicito e duro. È un attacco spietato alla politica italiana degli ultimi anni e insieme una precisa e coraggiosa analisi di uno Stato che, secondo James Walston "è precipitato all'inferno". E' un “bordello”, grazie anche alle frequentazioni di escort. E chi riprende Dante è uno studioso dell'università di Princeton, l'italiano Maurizio Viroli, nel libro “La libertà dei servi”. Dove scrive: l'Italia è riuscita "nell'esperimento politico di trasformare, senza violenze, una repubblica democratica in una corte intorno a un signore feudale circondato da una pletora di cortigiani ammirati e invidiati da una moltitudine di persone con spirito servile”. Come rimproverava il poeta agli italiani sette secoli fa.

Walston (professor of international relations at the American University of Rome. He blogs at italpolblog.blogspot.com, where an earlier version of this article appeared) riprende la citazione del bordello dall'Alighieri e da un libro postumo del 2006 Paolo Sylos Labini. E riprende l'analisi e l'appello dell'economista “di un'integrità assoluta” che vedeva il Paese nell'abisso, che voleva difendere le regole del mercato dal potere politico ma dove lo spropositato conflitto d'interessi di Berlusconi si è fatto bellamente beffe di quelle regole.

Dopo di che, mentre l'Italia è stata schiaffeggiata da tempeste interne, oltre che quelle internazionali, “le residenze del primo ministro sono diventate dei bordelli, e non solo metaforicamente”. Le notizie delle escort non sono rimaste entro i confini patrii. Ma l'articolista affonda il coltello sull'ultima estate del premier. “Dalla fine di luglio è mancata una leadership chiara”. Watson ricorda che il premier in agosto ha minacciato le elezioni per mettere nell'angolo Fini e i suoi. Poi, “come i sondaggi hanno mostrato che l'unico vero vincitore in un voto anticipato sarebbe stato Bossi”, e che forse non otteneva una maggioranza al Senato, allora Silvio ha inserito la retromarcia. Così ora parla di altri “tre anni” di governo e di far passare i famosi cinque punti su economia, il Sud, il federalismo fiscale, la sicurezza e la giustizia. E, ricorda l'articolista, questo è il punto più controverso. “Perché garantisce a Berlusconi l'immunità” dai processi penali.

Lo sguardo dall'estero, attacca Walston, non è meno desolante. Il nostro premier, dice, si vanta che la sua politica estera è “l'invidia d'Europa” ma la realtà è diversa. La settimana ha attaccato Fini da un forum internazionale sulla politica globale in Russia, poi ha criticato per “l'ennesima volta” i “giudici comunisti” che gli impedirebbero di governare, poi ha dato un caloroso benvenuto al dittatore libico Gheddafi, infine ha definito Putin e Medvedev “un dono di Dio per la democrazia russa”. Noi in Italia lo sappiamo, il giornalista sembra stupirsi anche se sa. E più imbarazzante di tutte, la notizia del peschereccio mitragliato dalla motovedetta libica donata dal governo.

Intanto i dolori interni si “moltiplicano”. Stando ai sondaggi, Berlusconi è sceso del 4,9% nei favori degli elettori arrivando al 37% e mentre va a caccia di parlamentari il Pdl è calato ancora e sta sotto il 30%.

Il Foreign Policy non dimentica il caso P3, ricorda come l'associazione abbia manovrato nell'ombra e con denaro per cercare di defenestrare Prodi nel 2007. E aggiunge: alcuni indagati parlano come per fuggire da una nave che sta affondando. Ma Berlusconi “è preoccupato della sua sopravvivenza mentre l'Italia è in guai grossi”. Il declino, iniziato quasi 20 anni fa, si è fatto più pesante, il World Economic Forum non vede da noi una ripresa e ci colloca al 48esimo posto nella competitività mondiale, dietro la Lithuania prima del Montenegro. Intanto la disoccupazione giovanile è salita al 29.2% in maggio.

Le rivelazioni, gli scandali sui protagonisti del Pdl o su affaristi, non fanno “colore” giornalistico, stavolta. Piuttosto fanno immaginare a Watson uno scenario perfetto per l'opera verdiana del “Rigoletto” (forse ha visto la recente versione della Rai in tv mandata in mondovisione): trame, intrighi e il gobbo che intona “Cortigiani vil razza dannata”. Perché il dramma autentico, scrive amareggiato Walston, “non che se alcune donne sono entrate in Parlamento passando dalla camera da letto, è che donne e uomini, giornalisti e professionisti, hanno abbandonato la loro volontà di pensare e i loro principi”.

qui il link originale:
fonte parziale: www.unita.it

SEL: "clima repressivo". Sequestrate locandine con l'immagine di Don Milani...

Nella foto: scontri tra personale scolastico e forze dell'ordine a Messina il 12 Settembre 2010

(ASCA) - Roma - ''Siamo consapevoli che gli studenti, i rappresentanti dei movimenti sociali, i precari della scuola ed i militanti di Sinistra Ecologia Liberta' che questa mattina hanno contestato la Gelmini all'interno del policlinico Gemelli, hanno davvero compiuto una grave provocazione: regalare un libro di Don Milani al ministro di un governo i cui esponenti sono abituati a regali di ben altra portata''. Ad affermarlo Matteo Manenti ed Ivan Errani, portavoce di SEL del XVIII e XIX Municipio, che commentano l'esito della protesta attuata contro il ministro dell'istruzione, contestata con locandine raffiguranti l'immagine del parroco fiorentino e con l'ironico tentativo di donarle il libro ''Lettera ad una professoressa''.

Messina, 12 Settembre 2010

''L'identificazione da parte delle forze dell'ordine di sei attivisti del movimento di Nichi Vendola - tra cui il segretario regionale Marco Furfaro ed il consigliere municipale Luca Sappino - ed il grottesco sequestro di volantini contro la riforma e locandine con l'immagine di Don Lorenzo Milani, denota il clima repressivo alimentato dal Governo, incapace di accettare le contestazioni anche quando pacifiche ed ironiche. - sostiene Sel - E' evidente che, se la protesta contro la desertificazione della scuola pubblica e' arrivata anche tra quelle che il ministro considerava evidentemente 'mura amiche', per la riforma Gelmini non esistono porti franchi in cui sfuggire alle proteste di quanti considerano l'istruzione pubblica una risorsa e non un peso''.

''Se qualcuno, a destra, pensava che Roma Nord fosse un 'feudo tranquillo' - concludono i portavoce di Sel - per la sfilata del ministro, ha evidentemente mal consigliato la titolare del dicastero''.

Caso Andro. Gelmini: nelle scuole ci sono "più simboli di sinistra" che della Lega"

 
Sul caso della scuola di Adro, nel bresciano, dove su banchi e altri arredi e' comparso il simbolo della Lega, osserva invece: "Mi piacerebbe che tutti coloro che hanno polemizzato insieme a me con il sindaco di Adro, lo facessero per coerenza anche le molte volte in cui sono simboli della sinistra ad entrare in classe. Vi assicuro che e' molto piu' facile quest'ultima situazione che non trovare simboli della Lega nelle scuole".
Ma quali sarebbero questi "simboli di sinistra"? Il crocifisso? La foto del Presidente Napolitano?
Dopo un’assemblea docenti e personale ATA di Adro hanno scritto al sindaco Oscar Lancini per chiedere la rimozione dell’onnipresente simbolo leghista. «Per tutelare il pluralismo della scuola pubblica», dicono. E nei giorni scorsi era stato proprio il dirigente  scolastico Gianluigi Cadei a spedire una nota nella quale esprimeva il proprio dissenso. Era una lettera riservata, inviata agli insegnanti, alla responsabile dell'Ufficio scolastico provinciale di Brescia, Maria Rosa Raimondi, al primo cittadino di Adro e al direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Giuseppe Colosio.
Ma ora la protesta diventa pubblica. E sabato mattina i cittadini che non ci stanno si ritroveranno per un «Presidio protesta contro la politicizzazione della scuola pubblica di Adro», in piazza Costantino Ruggeri. Organizzano l'iniziativa il Pd di Adro, la lista Linfa, il Popolo Viola, l'Idv, l'Anpi e «altre realtà e semplici persone di buona volontà» che saranno «pacificamente al fianco ed al sostegno di tutti gli Adrensi che si vogliono opporre alla prepotenza leghista del sindaco Lancini e della sua giunta», scrivono gli organizzatori. Per partecipare c’è anche la pagina Facebook dell’evento. Il segretario del Pd locale Silvio Ferretti scrive sul social network: «mi raccomando, portate più bandiere tricolore possibili. Quelle sì identificano chi siamo».
Nel frattempo il consigliere regionale dei democratici Gianantonio Girelli ha scritto una lettera al presidente della Repubblica. Si chiede Girelli «se un domani questa stessa scuola, con le sue aule griffate con il simbolo politico di un movimento ovunque, dall’ingresso alle lavagne, possa essere utilizzata, come  spesso succede, anche come sede elettorale per  votazioni, politiche o amministrative». Si potrà votare in una struttura tappezzata di simbolo di partito? Ci sarebbe «un’ evidente inopportunità» e così, scrive Girelli, la scuola sarebbe «dimezzata per quanto concerne le sue articolate funzioni di luogo pubblico».

fonti parziali: www.agi.it; www.vita.it.

In classe senza banchi né sedie! Si studia seduti per terra...

 

(ANSA) ROMA, 15 SET - Mancano banchi e sedie. I bambini delle prime classi di una scuola elementare di Roma stanno facendo lezione seduti per terra."I primi due giorni - spiega la madre di un alunno - hanno fatto lezione nella sala della mensa, ma il servizio riprende oggi e il locale non si puo' usare. Ci hanno assicurato che entro oggi arriveranno i banchi e le sedie". E ancora: "Vogliono tutto per tempo, l'iscrizione e i documenti, poi i bambini sono costretti a sedersi per terra". A denuciare quanto avviene nella elementare che è alla periferia della Capitale (ed anche della civiltà), sono le mamme preoccupate per quanto sta accadendo e per come i loro figli sono costretti a stare in classe. Entro oggi, avevano assicurato loro i dirigenti del plesso scolastico, le classi sarebbero state arredate del necessario. Insomma, chi ben comincia è a metà dell’opera, ma in quella scuola, a due giorni dal via ancora si è sul nastro di partenza.

Orrore: dottorando si suicida all'università. "Per me non c'è futuro"...

 
 Cercava lavoro per sposarsi. I genitori, un omicidio di stato

"La storia di questo ragazzo mi fa venire i brividi. E' presto per commentare questo gesto. Quando uno decide di togliersi la vita è possibile che ci siano un milione di cose in mezzo". Simone Canese ha 41 anni, è di La Spezia, nel curriculum una laurea in Scienze Biologiche e un dottorato in Scienze Ambientali a Genova. Così commenta la morte di Norman Zarcone, il dottorando siciliano di 27 anni che si è suicidato ieri gettandosi da un terrazzo della facoltà di Lettere di Palermo.
Canese è un ricercatore precario dell'Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), lo è da cinque anni, da 11 è a Roma, è uno dei 100 studiosi che un anno fa, sotto Natale, occuparono il tetto del loro Istituto per due mesi, protestando contro i tagli del Governo alla ricerca, che avrebbero significato l'addio a quei 1200-1300 euro al mese che costituiscono la busta paga. "Se quello che spende il Governo per la ricerca è sempre di meno - dice - poi ha poco da dire parole. Tutti noi ricercatori, noi precari passiamo attraverso questa esperienza per la quale é passato questo ragazzo siciliano. Molti di noi mettono tutto quello che loro hanno nello studio. Molti di noi ci si dedicano più che al 100%. Quando poi tutto questo 100% ti manca, è logico che vai in crisi". Ora, lui come altri, ha avuto il rinnovo di un contratto a tempo determinato per tutto il 2010. Ecco che quindi fra tre mesi si ritroverà nella stessa situazione di un anno fa.
"Fra tre mesi - prosegue - si ripresenta il solito problema, e sicuramente in maniera più grave, perché di anno in anno i tagli che stanno facendo sulla ricerca sono sempre di più. Questo vuol dire che ci sono meno soldi per la ricerca, meno soldi per i contratti, soldi per le assunzioni non ce ne sono, la situazione è complicata. Adesso a dicembre si presenterà il nodo, penso, per un centinaio di persone, 100-150. Però molti sono quelli che sono andati a casa già nel giugno 2009 e non sono rientrati, dopo 10-15 anni di precariato. Molti dei miei colleghi, pur precari, hanno ruoli internazionali riconosciuti da varie parti. Questo perché il fatto di essere un precario, di avere un contratto a termine, non pregiudica la carriera. La cosa brutta è quando ti dicono che il lavoro che fai, che tutto l'impegno che tu hai messo per anni non serve a nulla. Anche noi sul tetto abbiamo avuto momenti molto duri. Dopo 60 giorni di tetto molti ragazzi erano stanchi e provati psicologicamente. Questo però è stato poco visibile"

NAPOLITANO, CASO PRECARI ATTENZIONE PAESE.

 

(ASCA) - Salerno, 14 set - Il caso degli insegnanti e del personale amministrativo precario della scuola e' ormai arrivato all'attenzione di tutto il Paese. Lo avrebbe detto, secondo quanto viene riferito, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, incontrando a Salerno una delegazione di precari della scuola dopo la cerimonia di inaugurazione di un asilo nido comunale.

La questione, avrebbe sostenuto il Capo dello Stato, e' all'attenzione di tutto il paese e i precari sono riusciti ad ottenere l'attenzione delle autorita' e dell'opinione pubblica. Ora, avrebbe ribadito il presidente della Repubblica, bisogna vedere cosa si riesce a strappare in sede parlamentare in una discussione che dovrebbe essere prevista.


venerdì 10 settembre 2010

NUOVO RECLUTAMENTO INSEGNANTI. Gelmini: in 6-7 anni tutti di ruolo...


Cambiano le modalita' per accedere all'insegnamento.
Con il nuovo sistema per insegnare nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, presentato oggi dal ministro Gelmini, sara' necessaria una laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentira' di conseguire l'abilitazione per la scuola primaria e dell'infanzia. Vengono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche, e' aumentata la parte di tirocinio a scuola ed e' previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie.
Inoltre, per la prima volta, viene data specifica attenzione al problema degli alunni con disabilita', prevedendo che in tutti i percorsi ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.
Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado sara' necessaria la laurea magistrale ad hoc completata da un anno di Tirocinio formativo attivo; e' prevista una rigorosa selezione per l'ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessita' del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie; l'anno di Tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola (di cui almeno 75 dedicate alla disabilita') sotto la guida di un insegnante tutor; rispetto al percorso SSIS (Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario), si prende il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi gia' nella laurea e nella laurea magistrale, per concentrarsi sul tirocinio (incrementato), sui laboratori e sulle didattiche. Con il vecchio sistema, per insegnare nella scuola dell'infanzia e in quella primaria bastava la laurea quadriennale a ciclo unico con test d'accesso al primo anno e la scelta, dopo un biennio comune, dell'abilitazione per la scuola primaria o per la scuola dell'infanzia; per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado erano necessarie la laurea magistrale e 2 anni di SSIS (Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario).

"E' difficile fare previsioni esatte, ma secondo stime del ministero nei prossimi anni ci saranno tanti prepensionamenti e dunque nell'arco di sei, sette anni, c'é la ragionevole certezza che gli attuali 220.000 precari potranno essere assorbiti dal sistema di istruzione". Lo ha affermato il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi per presentare il nuovo regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti. "Questo agevolerà la condizione dei nuovi insegnanti che si formeranno con il nuovo sistema", aggiungendo che dal 2011 le nuove lauree partiranno in base a un sistema di programmazione del fabbisogno.
I precari nelle graduatorie a esaurimento - ha ricordato il ministro - sono 220.000, una cifra che può salire a 500-600 mila se si considerano anche i precari inseriti nella graduatorie dei singoli istituti. I posti vacanti sono circa 20.000 e dunque va da sé che non c'é spazio per tutte le 220 mila persone che chiedono lavoro. "E' un problema di disoccupazione pesante rispetto al quale il Governo ha dato alcune risposte e cercherà di darne altre. E' una piaga sociale che ereditiamo e rispetto alla quale, in un momento di crisi economica, è difficile, se non impossibile, dare una risposta risolutiva. Posso tuttavia garantire l'impegno del Governo per valutare tutte le strade possibili per alleggerire la situazione dei precari, tenendo però sempre presente che il nostro primo compito è quello di evitare l'insorgere di nuovo precariato". Il ministro ha quindi informato che l'amministrazione quest'anno ha completato le operazioni relative ai trasferimenti (140.000 domande esaminate e 74.000 trasferimenti decisi), che tutte le immissioni in ruolo sono state fatte (10.000 nuove per gli insegnanti e 6.500 per gli Ata) e che sono stati previsti 3.500 docenti in più per il sostegno (1.000 in più sull'organico di fatto pro-tempore).

fonti parziali: www.asca.it, www.ansa.it.

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