mercoledì 13 luglio 2011

MERITO DOCENTI, LA GILDA NON FIRMA IL CONTRATTO INTEGRATIVO...

No ad un progetto carico di forzature, in una sperimentazione priva di serietà e non concordata.
No della Gilda degli Insegnanti alla sperimentazione del merito dei docenti.
"Non abbiamo firmato il contratto integrativo riguardante il merito dei docenti - spiega il sindacato dopo il vertice che si è tenuto questa mattina al ministero dell´Istruzione - perché non condividiamo il tipo di sperimentazione, che consideriamo privo di serietà, avviato in alcune scuole dal ministero dell´Istruzione.

Inoltre - aggiunge la Gilda - riteniamo inaccettabile il modus operandi di viale Trastevere: la contrattazione con i sindacati deve essere condotta prima e non dopo. Nonostante la contrarietà dimostrata dal mondo della scuola, che ha costretto il Miur a partire con una terza sperimentazione pur di trovare insegnanti disponibili, si è preferito procedere a testa bassa con un progetto carico di forzature.
Le organizzazioni sindacali hanno ricevuto soltanto alcune informative e in queste occasioni, così come nell´incontro svoltosi con il ministro Gelmini dieci giorni fa, - conclude l´associazione professionale degli insegnanti - abbiamo ribadito la nostra posizione contraria".

Roma, 12 luglio 2011
Ufficio stampa
Gilda degli insegnanti

1 commento:

  1. PENSIERI DI UNA MAESTRA STANCA E AMAREGGIATA

    Sono un'insegnante cinquattottenne di scuola primaria, con alle spalle 33 anni di anzianità di servizio.
    Negli ultimi tempi affrontare la quotidiana fatica della mia professione mi sta rendendo la vita molto molto pesante e nonostante abbia la fortuna di lavorare con delle colleghe-amiche (coetanee), con i miei identici problemi, colleghe con cui scambio opinioni, ricevendo e dando incoraggiamento, ho iniziato a detestare il mio lavoro e tutto ciò che ad esso è correlato.
    So che pensarla così può risultare un insulto per chi oggi va alla spasmodica ricerca di un posto di lavoro, ma... credetemi...sono sull'orlo del burnout.
    Nella quinta dove ho operato quest' anno, a settembre mi sono ritrovata due nuovi bambini extracomunitari privi di una minima conoscenza linguistica e un alunno gravemente dislessico con notevoli problemi psicologici, invece in una seconda dovevo tenere COSTANTEMENTE sotto stretto controllo almeno 3 bambini iperattivi, che non permettevano di lavorare in modo sufficientemente sereno.
    A causa di questa situazione, che credo simile a quella di tanti altri colleghi, e degli anni che passano, la mia salute sia fisica che psichica sta subendo notevoli danni e sinceramente non vedo come possa arrivare alla quiescenza (65-66-67... anni) godendo di un discreto benessere fisico e mentale (poveri bambini!).
    Si parla spesso della tutela dei lavoratori dal punto di vista sanitario ed esiste una precisa legge che impone ai datori di lavoro di far usare ai propri dipendenti dei presidi, quali le classiche cuffie contro il rumore in uso tra i siderurgici, affinchè gli stessi non subiscano danni né all’ udito, né al sistema nervoso.
    Questa tutela offerta a categorie, come quella appena citata, noi non l’abbiamo.
    In classe la tensione, in certi momenti, può essere tagliata a fette e pensare di poter ottenere il silenzio assoluto sta ormai diventando pura utopia.
    A questo punto mi chiedo: perché il lavoro nella siderurgia è considerato usurante, mentre la nostra è ritenuta una professione del tutto normale?
    Alla mia età, e dopo che nel frattempo si sono cresciuti due o più figli propri, si ha una grandissima “sete” di silenzio.
    So con certezza che in Gran Bretagna e in Francia, Paesi molto più civili del nostro, Paesi dove tra l’altro c’è un ben diverso trattamento economico, il docente che supera i 55 anni, si vede diminuire le ore frontali con gli alunni, gli vengono affidate le ultime classi  del ciclo e nel restante orario viene destinato ad altri compiti, anche per il semplice motivo che il divario generazionale con gli scolari è troppo ampio (sinceramente, alzheimer permettendo, non so nemmeno immaginarmi alle prese con una classe di seienni di oggi alla veneranda età di 65 anni e oltre).
    Perché da noi non è così, ma anzi, come recentemente stabilito, ci si permette di valutare la performance di chi non ha più le piene facoltà mentali e fisiche dei vent’anni, per stabilire se premiare o ancora una volta umiliare chi ha dato tanto alla scuola ?
    Il nostro non è un qualsiasi tipo di lavoro pubblico, dove si ha a che fare con dei fogli, un computer o una fotocopiatrice, ma un lavoro delicato, con dei soggetti in fase di formazione e relativi genitori stressati  (per usare un eufemismo). Non a caso è stato inserito  nella categoria delle "helping profession".
    Penso che  se per gli insegnanti tutto rimarrà così com’è (poveri/e noi e poveri bambini), in futuro "ne vedremo delle belle” .
     

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