lunedì 30 gennaio 2012

"DISCORSO AI LAUREANDI" (di Woody Allen)...

DISCORSO AI LAUREANDI

di Woody Allen
pubblicato per la prima volta sul New York Times nel 1979
trad. it a cura di Pier Francesco Paolini

Oggi, più che mai in qualsiasi altra epoca storica, l’umanità si trova a un bivio. Una strada conduce alla disperazione più assoluta; l’altra, alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta esatta.
Io vi parlo così non perché ritenga che tutto sia inutile, futile e vano, ma perché sono dolorosamente convinto che l’esistenza stessa è, non solo priva di senso, ma piena di terrore. Tale mio atteggiamento potrebbe facilmente scambiarsi per pessimismo. Non lo è. 
È semplicemente una sana e salutare preoccupazione per l’angoscia dell’uomo moderno. (Per uomo moderno qui intendesi qualsiasi persona, ambosessi, nata dopo l’editto di Nietzsche per cui “Dio è morto”, ma prima del clamoroso successo di I Wanna Hold Your Hand.) Tale angoscia si estrinseca in modo ambivalente, benché alcuni filosofi linguistici preferiscano ridurla a un’equazione matematica che si può facilmente risolvere, non solo, ma portarla anche in saccoccia. 


Posto nella sua forma più semplice, il problema è: com’è possibile trovare un senso compiuto, in un mondo finito, dato il mio numero di colletto, di scarpe e calzini? Il quesito è molto arduo, quando ci si renda conto che la scienza ci ha delusi. È vero, ha debellato molte malattie, decifrato il codice genetico e persino mandato esseri umani sulla luna; e tuttavia, quando un uomo di ottant’anni viene affidato alle cure di due massaggiatrici diciottenni, non succede niente. Perché? Ma perché i problemi reali non cambiano mai. Dopo tutto, può l’anima umana venir osservata al microscopio? Be’, può darsi, ma ne occorre in tal caso uno molto potente, e con due oculari. E noto che il computer più perfezionato del mondo ha un cervello meno sofisticato di quello d’una formica. D’accordo, si potrebbe dir lo stesso di molti nostri parenti, ma costoro ci tocca sopportarli solo alle feste di nozze o altre rare occasioni. La scienza è invece qualcosa da cui siamo dipendenti tutto il tempo. Se mi vien male al petto, devo andarmi a far fare una lastra. Ma, e se le radiazioni dei raggi X mi procurano guai anche più gravi? Magari finisco in sala operatoria senza neanche accorgermene. Metti allora che, mentre mi somministrano l’ossigeno, a un anestesista gli gira di accendersi una sigaretta. La cosa successiva sono io che sorvolo Manhattan in pigiama. È scienza, questa? D’accordo: la scienza ci ha insegnato a pastorizzare il latte. E questo, d’accordo, può essere pure divertente, in buona compagnia. Ma, e la bomba H? Avete mai visto che cosa succede quando un aggeggio di quelli casca accidentalmente dalla scrivania? E dov’è andata la scienza, quando uno ponza sugli enigmi eterni? Com’è che ebbe origine il cosmo? Da quanto tempo si evolve e gira? La materia scaturì da un’esplosione o dal Verbo di Dio? E, in quest’ultimo caso, non avrebbe Egli potuto darle inizio due-tre settimane prima, tanto per approfittare del bel tempo? Cosa intendiamo dire, esattamente, con “l’uomo è mortale”? Ovviamente, non è un complimento.

Anche la religione ci ha, purtroppo, delusi. Miguel de Unamuno scrive estrosamente dell’“eterno persistere della coscienza”, ma non è faccenda facile. Specie quando si legge Thackeray. Spesso penso quanto doveva essere confortevole la vita, per l’uomo primitivo, dato ch’egli credeva in un potente e benigno Creatore, che si pigliava cura d’ogni cosa. Figurarsi la sua delusione, se vedeva sua moglie ingrassarsi. L’uomo contemporaneo non gode, ovviamente, di tal pace dello spirito. No: la sua fede è in piena crisi. È, per usare una parola di moda, “alienato”. Ha assistito ai disastri della guerra, ha conosciuto calamità e catastrofi e cataclismi, ha frequentato bar per cuori solitari. Il mio amico Jacques Monod parla di un cosmo governato dal caso. Secondo lui, nella vita tutto avviene per puro caso, eccezion fatta per la prima colazione, che sa con certezza che gli viene preparata dalla fida governante. Naturalmente, credere in una divina provvidenza dà molta tranquillità. Ma ciò non ci esime dalle nostre responsabilità umane. Sono io forse il guardiano di mio fratello? Ebbene sì. In tal caso, condivido quest’onore e onere con il giardino zoologico. Sentendoci privi di Dio, dunque, abbiamo fatto una divinità della tecnologia. Ma può, la tecnologia, rappresentare la risposta esatta, quando una Buick nuova di zecca, col mio socio Nat Zipsky al volante, sfonda la vetrina di una tavola calda, seminando il panico fra centinaia di avventori? Il mio tostapane non ha mai funzionato a dovere in quattro anni. Io seguo le istruzioni: infilo due fette di pane nelle apposite fessure... ma due secondi dopo quelle partono come schioppettate. Una volta ruppero il naso a una donna che amavo teneramente. Possiamo forse contare su bulloni e viti e fili elettrici per risolvere i nostri problemi? Sì, il telefono è una gran bella cosa... idem il frigo... idem il condizionatore d’aria. Ma non tutti. Non quello di mia sorella Henny, per esempio. Il suo condizionatore fa un gran frastuono e non rinfresca l’aria. Quando viene il tecnico ad aggiustarlo, va ancora peggio. Oppure le dice di comprarne un altro. Se lei si lamenta, il tecnico dice di non seccarlo. Quell’uomo è davvero alienato. Non solo è alienato, ma neanche riesce a smettere di sorridere. 

Il guaio è che non ci hanno adeguatamente preparato a una società meccanizzata. Purtroppo, i nostri politici sono o incompetenti o corrotti. Talvolta tutt’e due nello stesso giorno. Il governo è sordo ai bisogni dell’uomo medio. Quelli poi al disotto della media non riescono neanche a parlare con la segretaria d’un sottosegretario, per telefono. Non nego che la democrazia sia pur sempre la migliore, fra le forme di governo. Perlomeno, in democrazia le libertà civili sono garantite. Nessun cittadino può essere torturato ad arbitrio, imprigionato o costretto ad assistere a certi spettacoli di Broadway. Si è ben lontani, qui da noi, da quel che accade in Unione Sovietica. Sotto il regime totalitario di là, una persona sorpresa a fischiettare è condannata a trent’anni di lavori forzati. Se, dopo quindici anni, non smette di fischiettare, la fucilano. Alle forme più brutali di fascismo fa da contraltare il terrorismo. In nessun’altra epoca storica l’uomo ha avuto, come oggi, paura persino di tagliare la bistecca che ha sul piatto: potrebbe esplodere. La violenza crea violenza e si prevede che, entro il 1990, il sequestro di persona sarà la forma predominante d’interazione sociale. Il sovraffollamento esacerberà i problemi fino al punto di rottura. Dalle cifre risulta che già ci sono più persone sulla terra di quante ne occorrano per spostare anche il più pesante dei pianoforti. Se non si pone un argine alla crescita demografica, nel 2000 non ci sarà più spazio sufficiente, in trattoria, per servire il pranzo a tutti, a meno che non si apparecchino tavoli su due strati, cioè sopra le teste dei primi arrivati. Costoro non dovranno però muoversi, finché mangiano quelli di sopra. Naturalmente l’energia scarseggerà e la benzina verrà razionata: a ognuno quanto basta per spostare la macchina da un lato all’altro della strada, a giorni alterni. 

Anziché affrontare queste sfide, ci distraiamo invece con trastulli come il sesso e la droga. Viviamo in una società troppo permissiva. Mai in passato la pornografìa aveva avuto tanta diffusione. E quei film sono così male illuminati! Siamo gente cui manca uno scopo preciso, una meta. Non abbiamo mai imparato ad amare. Ci mancano capi e programmi coerenti. Non abbiamo alcun centro spirituale. Andiamo alla deriva, tutti soli, nel cosmo, sfogando la nostra mostruosa violenza gli uni sugli altri, spinti da sofferenza e frustrazione. Per fortuna, non abbiamo smarrito il nostro senso della misura. In conclusione, è chiaro che il futuro offre grandi opportunità. È anche disseminato di trabocchetti. Il trucco consiste nell’evitare i trabocchetti, prendere al balzo le opportunità e rientrare a casa per l’ora di cena.


Titolo originale SIDE EFFECTS
Traduzione di PIER FRANCESCO PAOLINI
© 1975, 1976, 1977, 1979, 1980 by Woody Allen
Traduzione autorizzata dalla Random House, Inc., New York
© 1981 Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas S.p.A.
Via Mecenate 91 - Milano
III edizione “Tascabili Bompiani” aprile 1985

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